Sono passati cinquant'anni da quando negli Stati Uniti venne impiantato il primo pacemaker nel torace di un paziente cardiopatico. Oggi, i dispositivi sono avanzatissimi e completamente automatici: analizzano le condizioni del malato e riproducono un battito cardiaco il più vicino possibile al ritmo naturale.
"E in futuro, grazie a cateteri tecnologici che attraversano le vene e collegano il dispositivo al cuore, con lo stesso device si potranno persino misurare i livelli di zucchero nel sangue, evitando continue analisi, ad esempio per i diabetici". A sottolinearlo è stata Maria Grazia Bongiorni, direttore della sezione di Aritmologia dell'azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, partecipando a Roma alla presentazione di un nuovo pacemaker a prova di risonanza magnetica e metal detector.
"Lo sviluppo tecnologico del pacemaker - ha evidenziato l'esperto - ha permesso il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, la riduzione del periodo di degenza, dei costi e dei rischi.
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