
Come nasce la schiera dei bambini che “non mangiano”.
I bambini fin dalla nascita vengono invitati e spesso forzati a mangiare di più, anche se già in sovrappeso e obesi, da genitori che usano questi metodi per antica tradizione e, inconsapevoli, del danno che il cambiamento di taglia e di abitudini con un’offerta alimentare esagerata rispetto ai bisogni, porterà loro.
I bambini sono fisiologicamente “paffutelli” dopo i primi mesi di vita fino ai 12 - 18 mesi; successivamente il loro tessuto adiposo si riduce e diventano più “smilzi”. Questo cambiamento naturale nei Paesi sviluppati sta diventando progressivamente meno frequente: i pochi genitori, che lo notano, temono che sia un sintomo di malattia; mentre i molti, che non lo osservano, non lo avvertono come un problema anche se i loro bimbi stanno diventando più pesanti del normale.
Nasce così la schiera dei bambini “che non mangiano”.
La maggior parte di essi, alla valutazione medica, risultano cresciuti benissimo, a volte persino a percentili di peso e statura elevati, se valutati con le curve di crescita internazionali del OMS, e quindi non hanno problemi. In Italia dai dati del 2014, un bimbo di 8-9 anni su 5 è sovrappeso, 1 su 10 è obeso e il 2,2% è severamente obeso. Le frequenze sono in leggero calo rispetto al 2008, tuttavia rimangono decisamente ancora elevate.
Ma, come rassicurare le famiglie? Spesso questa “inappetenza” è solo una valutazione soggettiva di genitori e nonni? Retaggio di pensieri ancestrali codificati da ormai lontani periodi di povertà, fame, epidemie e guerre?
Basterebbe una visita pediatrica auxologica per fugare la paura ed evitare l’instaurarsi di modalità patologiche di alimentazione: inseguimenti per casa, teatrini per creare distrazione, offerta multipla di cibi diversi, ricatti verbali: “se non mangi, ti ammali” “se non mangi, non diventi grande”, davvero terribili e non solo per la forzatura del centro della sazietà.
Questi comportamenti possono sfociare in atteggiamenti insani dei bambini oltre ad essere accompagnati dalla richiesta di farmaci che aumentino l’appetito o di integratori nutrizionali. L’effetto dei primi di solito è nullo o transitorio, spesso seguito da un peggioramento; quello dei secondi, buono solo quando somministrati per una reale carenza anche lieve o per integrare una dieta non ben equilibrata.
Anche il vomito nei bambini di 2-4 anni è spesso secondario a forzature: i genitori non lo riferiscono forse perché non ne sono consapevoli, finché il medico curante non lo fa emergere. Soltanto una piccola percentuale di bambini mangia davvero poco e cresce meno degli altri: un bravo pediatra è capace di identificarli.
Spesso questa crescita si è già verificata in famiglia ed il bambino cresce proprio come uno o entrambi i genitori, come può essere osservato in vecchi documenti o foto: ciò può aiutare queste famiglie ad accettare magrezze e/o basse stature costituzionali e recuperare serenità.
Nei rari casi in cui questo dato anamnestico manca, occorre:
- ricorrere agli specialisti, auxologi o endocrinologi pediatri, per valutare se davvero ci si trova davanti ad una malattia;
- monitorare con cura la crescita con valutazioni antropometriche eseguite con metodica accurata, sempre uguale e ripetute per vari mesi;
- escludere con esami di laboratorio, radiologici e test funzionali, segni di malnutrizione e possibili malattie organiche endocrine, come l’ipotiroidismo (per lo più già valutato alla nascita con lo screening), rari casi di iposurrenalismo e ipopituitarismo; gastrointestinali come la celiachia, le malattie infiammatorie croniche e le parassitosi o altre patologie organiche;
- rivedere gli schemi alimentari utilizzati e magari valutare, filmandoli, i momenti del pasto per capire se ci si può orientare verso un disturbo del comportamento alimentare.
Nella prima e nella seconda infanzia i disturbi alimentari significativi di questo tipo, sono legati a situazioni di stress familiari, pregresse patologie psichiatriche dei genitori, o difficoltà di relazione intra-familiare che possono essere migliorati con l’intervento precoce di uno psicologo specializzato nella loro cura.
Tabella 1. Disturbi del comportamento alimentari più comuni dei bambini:
- Anoressia nervosa
- Bulimia Nervosa
- Disturbo Emozionale con Evitamento del Cibo
- Alimentazione Selettiva
- Alimentazione Restrittiva
- Rifiuto del Cibo
- Paura o Fobia Specifica con evitamento del cibo (inclusa disfagia funzionale)
- Sindrome da Rifiuto Pervasivo
- Perdita dell’Appetito Secondaria a Depressione.
Gli esperti raccomandano di avere grande attenzione verso i loro sintomi (ad esempio comportamenti di compenso, deflessione della curva di crescita), di non sottovalutare i comportamenti, anche in assenza di sintomi, e offrire più informazione/formazione a genitori, medici di primo livello ed educatori che possa aiutarli nel sospetto e nella cura precoce, che ne migliorano la prognosi.
Bibliografia
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- Caroli M, Vincenza Gianfreda V. Curve di crescita: quali scegliere e come leggerle. Area Peditrica 2014;15:27-32.
- De Luca G. Anoressia e bulimia già a 8 anni, ecco i campanelli d’allarme. Pediatria 2015;4:14-15.
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