
Andreozzi et al. hanno rilevato un’associazione tra deficit della vitamina D e distribuzione androide del grasso corporeo.
Lo scopo dello studio di Andreozzi et al. è stato stabilire il rapporto tra le concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D (25[OH]D) e la distribuzione del grasso corporeo in un campione di donne in postmenopausa.
Sono state coinvolte 62 donne in menopausa, di cui sono state misurate le concentrazioni sieriche di 25(OH)D e di ormone paratiroideo. Sono stati effettuati gli esami del sangue e rilevate le misure antropometriche, inoltre, è stata valutata la composizione del grasso corporeo attraverso assorbimetria a raggi x a doppia energia. La resistenza all'insulina è stata stimata mediante il modello di valutazione omeostatico di insulino-resistenza (HOMA-IR).
Sono stati rilevati bassi livelli di vitamina D (<30 ng mL) nel 77.4% della popolazione studiata. E’ stata riscontrata una correlazione (p<0.0001) tra i livelli sierici di 25(OH)D e la circonferenza della vita (r=-0.543), il rapporto grasso androide/ginoide (A/G, r=-0.554), il colesterolo HDL (r= 0.498) e il HOMA-IR (r=-0.520). Il rapporto grasso A/G (B=-34.90; intervallo di confidenza del 95% [-55.30,-14.1]; p= 0.019), l’HOMA-IR (B=-3.17; intervallo di confidenza del 95% [-5.99,-0.351]; p=0.028) e il colesterolo HDL (B=0.361; intervallo di confidenza del 95% [0.033, 0.698]; p=0.032), sono risultati essere predittori indipendenti di livelli più bassi di 25(OH)D all’analisi di regressione multilogistica. I risultati, ad eccezione della circonferenza della vita, sono stati mantenuti quando le correlazioni sono state corrette per età, inizio della menopausa, ormone paratiroideo sierico, farmaci e quando l’indice di massa corporea è stata aggiunto come covariata.
Il deficit e l'insufficienza di vitamina D sono ritenute condizioni comuni. Il rapporto A/G sembra essere associato alle concentrazioni di 25(OH)D ed è noto che la distribuzione androide del grasso corporeo è strettamente associata all'insorgenza di sindrome metabolica. E’ risultato evidente che sono necessari studi longitudinali per caratterizzare questa associazione.
Riferimenti bibliografici:
La correlazione emerge per la prima volta da uno studio condotto presso l'Università della California, a Riverside, e pubblicato sul Journal of Clinical Investigation Insight
I ricercatori del Labanof dell’Università Statale di Milano hanno esaminato due scheletri di donne e dei loro feti, con deformità attribuibili all'osteomalacia, una patologia legata alla fragilità ossea e associata alla carenza di vitamina D
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