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Addio ai medici internisti. Un milione di pazienti in difficoltà

I controlli scompaiono dal nuovo nomenclatore; per la SIME,aumenterà la spesa sanitaria
Medicina Interna

Pazienti orfani di medici internisti, i dottor House della Sanita' italiana. La mancata inclusione delle visite specialistiche in medicina interna nel nomenclatore delle attività ambulatoriali lascia senza medico di riferimento negli ambulatori almeno un milione di pazienti cronici, prevalentemente anziani, spesso fragili e in maggior parte destinati a ricoveri reiterati. Lo rende noto la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) che esprime preoccupazione per le ricadute della norma e chiede con forza il reinserimento nel nomenclatore della visita specialistica in medicina interna. A spiegarlo è Francesco Perticone, presidente della SIMI riunita per il congresso nazionale a Roma.

Si tratta di quegli specialisti che hanno il compito di esaminare la salute di un paziente nella sua interezza e che a volte, proprio grazie a questa visione complessiva, sono capaci di cogliere segnali per fare una diagnosi migliore fra coloro che soffrono piu' di una patologia.

Secondo gli esperti SIMI, la visita internistica aiuta anche a ridurre le liste d'attesa per le visite specialistiche e gli esami strumentali e a contenere la spesa farmaceutica. Dei 6,4 milioni di ricoverati ogni anno, il 16% entra in un reparto di medicina interna perché soffre di più patologie.

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Tornato a casa, però, torna a essere un 'malato a pezzi' che deve fare controlli dal cardiologo, dal diabetologo, dallo pneumologo senza essere visto da uno specialista che sappia mantenere una maggior visione d'insieme. A oggi sono 3,2 milioni l'anno le visite internistiche, pari al 5% del totale delle visite specialistiche ma ne servirebbero il doppio secondo SIMI che propone una gestione multidisciplinare "in rete" con gli specialisti delle singole patologie croniche, coordinata da un medico della complessità quale l'internista, in grado di "tenere le fila" dei bisogni del paziente.

"Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria: in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall'aumento dell'età media e soprattutto da una prevenzione insufficiente - sottolinea Perticone -. Senza contare la riduzione dei costi e dei disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell'internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all'altro''. 

Medicina Interna
Commenti
DC
Dario Calò
Gravissimo errore ,inperdonabile ignoranza del ministero della sanità.La medicina interna e' la madre di tutto. Dario Calo' medico ortopedico. Triggiano-Bari
Rispondi
25/10/2016 23:30
SG
Sergio Guglielmi
sono d'accordo con la valorizzazione della visita internista...dissento da tutto il resto riportato dal collega Perticone,che evidentemente vive in un mondo ospedalecentrico e autoreferenziale....il MMg è l'unico referente del paziente cronico sul territorio,l'unico che conosce,sovente da decenni,la storia clinica,le patologie ,le condizioni sociali ed economiche del paziente e della sua famiglia...
Rispondi
16/10/2016 18:25
GT
Giovannino Todde
Solo quando diventerà vecchio e malato,qualcuno si accorgerà dell'errore che ha fatto. sic.
Rispondi
15/10/2016 23:22
AS
Alfio STUTO
Negli anni '70 le due scuole di specializzazione più lunghe "5 ANNI" erano la Chirurgia generale e la Medicina interna e gli specialisti avevano una visone e comprensione olistica del paziente. Tenendo presenti i commenti di alcuni colleghi che mia hanno preceduto a mio avviso è una grave perdita per la salute dei pazienti la rimozione della Medicina interna. Altresì concordo con la necessità di una scuola di specializzazione per i medici di medicina generale che fonda in uno strutturato programma di studi le competenze essenziali della Medicina interna e della Chirurgia generale.
Rispondi
15/10/2016 12:24
RR
Renato Rizzica
e' l'effetto della gestione ''aziendale'' della salute , da parte di una politica miope, che non sa che differenza corre nella formazione tra un MMG e un medico internista, che non conosce gli ambiti di competenza dei diversi specialisti diversi come il corso di formazione perseguito da un dirigente medico e da un dirigente odontoiatra , magari medici abilitati entrambi ma ai quali, in forza di un aggiornamento continuo universalmente riconosciuto ed ovviamente diverso per legge , e' consentito compiere atti curativi fondamentalmente diversi sul paziente . poco importa essere miope alla politica tanto c'e' la legge sulla responsabilita' professionale che incardina queste figure di garanzia alle loro responsabilita' e tra breve anche gli infermieri , i nostri collaboratori, faranno la nostra stessa fine ......FIGURIAMOCI SE POSSIAMO PENSARE AL MEDICO INTERNISTA DOPPIONE DEL MMG ecco cosa pensa la politica , LA STESSA che dal giorno alla notte decide di mandare 150 soldati italiani in Lettonia a far cosa non e' da sapere....populismo il mio , forse, ma non mi riconosco piu' nel paese in cui vivo e lavoro, PURTROPPO
15/10/2016 12:14

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