Tubicini in carbonio 'figli' delle nanotecnologie per riparare i danni cerebrali. Ad aprire nuove speranze nella terapia delle malattie neurologiche è uno studio condotto da ricercatori svizzeri di Losanna e italiani del Centro Brain dell'università Trieste, pubblicato online su 'Nature Nanotechnology'.
Lo sviluppo di questo nuovo tipo di materiali intelligenti, parallelamente alle tecniche di neuroprotesi, rappresenta secondo gli autori un "passo significativo" per migliorare la vita di chi soffre ad esempio di Parkinson, epilessia e deficit sensoriali. "Ci sono tre ostacoli principali allo sviluppo di neuroprotesi affidabili - spiega Henry Markram, direttore del laboratorio delle neuroscienze dei micorcircuiti del Politecnico federale di Losanna (Pfl), uno degli scienziati del team di ricerca - La stabilità della coesione fra i dispositivi elettromeccanici e il tessuto del sistema nervoso centrale, la comprensione di come stimolare tale tessuto, nonché la buona scelta dei segnali neuronali da registrare affinché il dispositivo risponda con la stimolazione adeguata.
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