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La nefropatia diabetica: un’ overview

Nefrologia Redazione DottNet | 19/07/2017 10:52

Dati epidemiologici, eziopatogenesi, quadro clinico, fattori di rischio e di progressione, diagnosi, follow-up e strategie terapeutiche.

La nefropatia diabetica (ND) è una complicanza cronica microangiopatica del diabete mellito, con variabile espressione morfologica e clinica, di cui è affetto, il 40% circa dei diabetici di tipo 1 ed il 15-20% da diabete di tipo 2, e i costi di gestione relativi a questa patologia aumentano con il progredire della stessa. La ND può aggravarsi in insufficienza renale (ESRD), condividendo con altre patologie renali le manifestazioni cliniche di aumentata e persistente albuminuria (AER) e di progressiva decurtazione del filtrato glomerulare (GFR). Inoltre comporta un’aumentata incidenza di cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, vasculopatia cerebrale e/o periferica e mortalità cardiovascolare. Le condizioni di alterata regolazione glicemica sembrerebbero già in grado di indurre danno renale.

Studi osservazionali e d’intervento hanno descritto chiaramente la stretta relazione tra controllo glicemico e comparsa/progressione di microalbuminuria e ND.

Trial terapeutici dimostrano come alcune terapie farmacologiche, quali uso di metformina, sulfaniluree e incretino-mimetici, riducano il rischio di incidenza e complicanze della ND. Tra le sulfaniluree, la gliclazide risulta la più efficace, in quanto è dimostrato come riduca la concentrazione di HbA1c e le complicanze micro e macro vascolari, promuovendo una bassa insorgenza di micro e macro albuminiria, con riduzione significativa dell’incidenza di ESRD e complicanze renali in pazienti con età superiore a 62 anni.

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La ND insieme ad altre tematiche è stata oggetto di discussione nel prestigioso premio Morgagni, che promuove principalmente la ricerca nel settore del diabete e delle sue complicanze. Le tematiche affrontate, in particolare studi epidemiologici descrittivi e di intervento sulla prevenzione nelle patologie croniche metaboliche, nei quali si evince che la riduzione di fattori di rischio legati all’insorgenza di patologie metaboliche si riducono con uno stile di vita equilibrato; è stato presentato lo studio sul tessuto adiposo bruno (BAT), il quale avrebbe effetti antiapoptotici sulle cellule ß del pancreas, e quindi divenire possibile target per lo sviluppo di nuovi farmaci per il diabete. Inoltre è stato oggetto di studio il nuovo dispositivo INTARCIA(ITCA650) contenente exantide, farmaco incretino-mimetico, impiantato a livello sottocutaneo. Il dispositivo induce il rilascio del farmaco in modo lento e costante e che copre il fabbisogno terapeutico fino a 6 mesi [1].

I risultati di studi clinici (fase III) dimostrano come riduca la concentrazione di HbA1c in trattamento con placebo più metformina ± sulfonilurea ± pioglitazone o sitagliptin. Il trattamento con ITCA 650 sembra capace di affrontare molti dei problemi comunemente incontrati nella gestione terapeutica del diabete mellito tipo 2, attraverso una riduzione significativa e sostenuta nel tempo della HbA1c accompagnato da un basso rischio di ipoglicemia [1].

1. Baron M.A. et al; Diabetologia 59 (Suppl. 1) : S77 -S78

A cura del Dott. Massimo Boemi, Direttore Diabetologia INRCA Ancona, con il contributo della Dott.ssa Maria Paola Luconi

UOC Malattie Metaboliche e Diabetologia IRCCS - INRCA

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