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Dubbi sull'efficacia di 48 farmaci oncologici

Farmaci Redazione DottNet | 09/10/2017 17:51

Dopo 3 anni dall'immissione in commercio non risultano benefici

Molto costosi per i sistemi sanitari, ma ora ci sarebbero dubbi sulla loro efficacia in termini di sopravvivenza e qualità di vita. Nonostante siano stati approvati dall'Agenzia europea del farmaco (Ema), i benefici di 48 farmaci anti-tumorali sarebbero tutti da dimostrare, secondo uno studio dei ricercatori del King's College di Londra e della London School of Economics pubblicato sul British Medical Journal.    L'analisi si è concentrata sui farmaci anti-cancro approvati dall'Ema tra il 2009 e 2013.

E' così apparso, dopo un periodo minimo di 3,3 anni dalla loro entrata sul mercato, che non ci sarebbero prove sui loro benefici.

Nel periodo esaminato, l'Agenzia ha approvato l'uso di 48 farmaci per il cancro per 68 indicazioni. Di queste, 8 (pari al 12%) sono state approvate sulla base di uno studio a singolo braccio di trattamento (cioè pazienti trattati con un solo farmaco). Al momento dell'approvazione da parte dell'Ema, solo per 24 indicazioni su 68 (pari al 35%) era stato dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza di 1-5,8 mesi (2,7 mesi in media), e solo per 7 (10%) un miglioramento nella qualità di vita. In alcuni i farmaci ricevono un'approvazione condizionata, per valutare successivamente nel tempo il loro impatto sull'allungamento della sopravvivenza e la qualità di vita.

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Se quindi dovessero rivelarsi inefficaci o non sicuri, l'Ema dovrebbe ritirarli. Ma non sembra questo il caso. Lo studio ha identificato 10 farmaci autorizzati in modo condizionato, ma per nessuno di loro, dopo 4 anni, sono emerse prove dei loro benefici. Delle 44 indicazioni su cui non era stato dimostrato un miglioramento al momento dell'autorizzazione, questo è emerso successivamente nel periodo post-marketing, solo per 3 (7%) in termini di sopravvivenza e per 5 (11%) come qualità di vita.    Quindi, delle 68 indicazioni approvate dall'Ema e dopo un periodo medio di follow-up di 5,4 anni, solo 35 (51%) hanno mostrato un significativo miglioramento nella sopravvivenza o qualità di vita, mentre per 33 (49%) è rimasto incerto. "L'Ema basa le sue decisioni su studi che non sempre si traducono in risultati sostanziali per i pazienti", commentano i ricercatori. "Quando farmaci costosi, privi di benefici clinicamente significativi, vengono approvati e rimborsati con risorse dei sistemi sanitari pubblici - concludono - si possono danneggiare i pazienti, si sprecano risorse importanti e si rende più difficile un accesso equo alle cure".

fonte: ansa

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