
Dalle tensioni internazionali alle ricadute sulla spesa pubblica, emergono segnali di pressione su supply chain, costi e capacità di erogazione dei servizi sanitari.
Le tensioni geopolitiche tornano a riflettersi anche sulla tenuta dei sistemi sanitari, tra aumento dei costi delle materie prime, criticità nelle catene di approvvigionamento e vincoli crescenti sulle risorse pubbliche. È quanto emerge da diverse prese di posizione che, pur con accenti differenti, richiamano l’attenzione su un tema ancora poco esplorato nel dibattito sanitario: l’impatto delle crisi internazionali sulla disponibilità di farmaci e servizi diagnostici.
Supply chain globale: una vulnerabilità strutturale
Secondo quanto evidenziato da Marina Sereni, responsabile Sanità e salute nella segreteria nazionale del Partito Democratico, le tensioni in Medio Oriente stanno incidendo sulla disponibilità di precursori petrolchimici utilizzati nella produzione farmaceutica, con un aumento dei costi dei principi attivi fino al 30% nelle ultime settimane.
Una pressione che riguarda anche la diagnostica: il transito di una quota rilevante dell’elio mondiale attraverso lo stretto di Hormuz espone a possibili criticità l’utilizzo di tecnologie come la risonanza magnetica, fortemente dipendenti da questa risorsa.
Al di là della polemica politica, il tema richiama una fragilità più ampia: la dipendenza del sistema sanitario da filiere globali fortemente esposte a shock geopolitici.
Rotte strategiche e filiera farmaceutica
Una lettura più strutturata arriva da Stefania Pesatori, Senior Underwriter settore farmaceutico e sperimentazioni cliniche di QBE Italia, secondo cui le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz riportano al centro la vulnerabilità delle principali rotte commerciali globali.
"Tra i settori più esposti figurano le filiere pharma e tecnologiche, fortemente dipendenti da snodi logistici strategici e quindi particolarmente sensibili a eventuali interruzioni o rallentamenti dei flussi", osserva Pesatori.
Nel breve periodo lo scenario resta caratterizzato da incertezza e possibili ritardi nelle forniture, mentre in un orizzonte di alcuni mesi potrebbero emergere effetti più strutturati, legati a rallentamenti produttivi e pressioni al rialzo sui prezzi.
Dipendenza da materie prime e limiti del reshoring
Il quadro si inserisce in una tendenza consolidata: la crescente dipendenza europea da fornitori esterni per principi attivi e componenti intermedi. Secondo le analisi richiamate da QBE, circa il 70% dei farmaci dispensati in Europa è costituito da generici, la cui filiera produttiva è stata progressivamente delocalizzata.
Il tema del reshoring, tornato al centro del dibattito anche a livello europeo, si scontra tuttavia con costi elevati e tempi di realizzazione incompatibili con le esigenze di breve periodo. Una situazione simile a quella che ha dovuto fronteggiare l’amministrazione Trump con la produzione automobilistica e - in generale - con l’industria manifatturiera.
"In presenza di shock logistici o geopolitici, la filiera farmaceutica attiva meccanismi di risposta operativa, come il ricorso a fornitori alternativi", spiega Pesatori. "Si tratta però di soluzioni di breve periodo, limitate da vincoli regolatori, requisiti qualitativi e tempi di validazione".
Costi energetici e pressione sui servizi
Accanto alle criticità della supply chain, restano i fattori legati ai costi energetici e ai materiali, che incidono in modo trasversale sulla produzione, sul trasporto e sulla conservazione dei farmaci, in particolare quelli biologici e oncologici.
Eventuali rincari o interruzioni lungo queste filiere possono tradursi rapidamente in un aumento dei costi per il sistema e, nei casi più critici, in difficoltà di approvvigionamento per le strutture sanitarie.
Risorse pubbliche e priorità di spesa
A queste dinamiche si aggiunge il tema delle risorse interne. In un contesto di finanza pubblica sotto pressione, anche scelte di riallocazione delle risorse possono incidere sulla capacità del sistema di garantire l’accesso ai servizi.
In questo senso, le critiche espresse da Giovanni Vizziello, capogruppo di Casa Comune nel Consiglio regionale della Basilicata, sul possibile utilizzo di fondi destinati alla sanità per misure di sostegno ai carburanti richiamano un tema più ampio: la competizione tra priorità di spesa in un contesto di risorse limitate.
Un sistema sempre più interconnesso
Il quadro che emerge è quello di un Servizio sanitario nazionale sempre più esposto a dinamiche esterne al perimetro strettamente sanitario. Dalle tensioni geopolitiche alle politiche energetiche, fino alle scelte di bilancio, fattori diversi concorrono a definire le condizioni operative.
In questo scenario, la sostenibilità non dipende solo dall’organizzazione interna, ma anche dalla capacità di gestire interdipendenze globali che possono incidere direttamente sulla continuità delle forniture e sull’erogazione dei servizi.
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