
Appello dagli esperti, occorrono più risorse per l'innovazione
Il Fondo di 500 milioni di euro istituito nel 2016 dal governo e destinato all'acquisto dei nuovi farmaci oncologici "è oggi una misura strutturale, però la spinta all'innovazione e le nuove terapie sempre più efficaci in futuro rischiano di non rendere sufficiente questa fonte. Per questo chiediamo di implementarlo, come parte integrante del Patto nazionale contro il cancro, con una tassa di un centesimo in più a sigaretta". È questo l'appello lanciato dal XIX Congresso nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) dal presidente nazionale Carmine Pinto.
Ora, avvertono gli oncologi, "è cioè necessario andare oltre con misure strutturali perché oltre un milione di italiani ogni anno è costretto a cambiare Regione per curarsi. Per questo serve subito il Patto contro il cancro, un programma ed una regia unici nazionali che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia, dalla prevenzione alle terapie, dalla riabilitazione all'umanizzazione dell'assistenza.
"Una persona su cinque colpita dal cancro subisce anche un contraccolpo economico, che si riverbera in un peggioramento della prognosi - afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna Onlus -. Questi risultati rappresentano un campanello d'allarme che ci costringe a riflettere sul fatto che buona sanità non significa solo mettere nuovi farmaci. bisogna cioe' tener conto di tutti gli aspetti coinvolti nella cura: non soltanto dell'efficacia clinica della terapia, ma anche del suo costo-efficacia in termini di qualità della vita".
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
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