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Oncologi? Pochi e sovraccarichi. Aiom: servono nuovi modelli per liberare tempo di cura

Oncologia Redazione DottNet | 04/02/2026 18:09

In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.

Nel giorno del World Cancer Day, l’attenzione si concentra giustamente sui progressi della ricerca oncologica, ma non può non vedere alcune criticità strutturali del sistema di cura. In Italia operano poco più di 3mila oncologi – sono circa 5 ogni 100mila abitanti – chiamati a seguire ogni anno qualcosa come 390mila nuove diagnosi di tumore che si sommano a una popolazione di oltre 3,5 milioni di persone affette da una neoplasia.

Secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, il numero di specialisti è insufficiente, soprattutto perché nel frattempo si è verificato un aumento della complessità clinica e del carico burocratico che grava sull’attività quotidiana.

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Oncologi tra carenza di personale e burocrazia

"Tremila oncologi non bastano", afferma quindi la presidente eletta AIOM Rossana Berardi, sottolineando come i pazienti oggi vivano più a lungo, ma con bisogni assistenziali più articolati. A pesare è soprattutto la mole di adempimenti amministrativi: in Italia il carico burocratico assorbe circa il 40% del tempo di lavoro degli oncologi, una quota superiore rispetto ad altri Paesi europei.

Il confronto internazionale è impietoso: in Germania operano circa 8mila oncologi, in Francia 7.500, nel Regno Unito 5mila. Questa pressione organizzativa si riflette anche sul benessere professionale, con stime che indicano fino a 8 giovani oncologi su 10 a rischio burnout.

Liberare tempo clinico: nuove figure e digitalizzazione

Per affrontare la carenza di specialisti nel breve periodo, AIOM propone soluzioni organizzative già sperimentate in altri sistemi sanitari. Una delle ipotesi è l’introduzione di figure professionali intermedie, con formazione specifica, incaricate di sgravare gli oncologi da attività burocratiche e di orientamento dei pazienti nei percorsi di cura. Un progetto pilota è già attivo all’ospedale di Ancona.

Un secondo fronte riguarda la digitalizzazione, con l’uso di applicazioni e strumenti informatici per la raccolta dei dati clinici, il monitoraggio delle terapie domiciliari e la gestione delle tossicità. Secondo Berardi, questi strumenti consentirebbero di recuperare tempo clinico da dedicare alla relazione e alla qualità della visita, contribuendo anche a ridurre le liste d’attesa.

Posti letto, assistenza domiciliare e accesso all’innovazione

Le difficoltà non riguardano solo il personale. "In dieci anni sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in oncologia medica", ricorda il presidente AIOM Massimo Di Maio, e nel 30% dei centri manca ancora un servizio strutturato di assistenza domiciliare oncologica. Si tratta, quindi, di assicurare il tragitto, fisico e metaforico, del farmaco dal centro di cura al letto del paziente. Un tenace riguarda anche la ricerca e l’innovazione e chiama in causa l’industria farmaceutica.

Proprio sul fronte della ricerca ci sono altri temi da sviscerare: se è vero che il numero di nuovi farmaci in sviluppo resta elevato – come annuncia Farmindustria – l’innovazione fatica a giungere rapidamente ai pazienti. In Italia, i tempi medi tra approvazione europea e reale disponibilità delle terapie restano intorno ai 14 mesi, un ritardo che rischia di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Prevenzione e incidenza: segnali positivi, ma diseguali

Se è vero che vi sono criticità, è giusto sottolineare anche i dati incoraggianti. Secondo le ultime rilevazioni europee, l’incidenza complessiva dei tumori è in lieve calo: –1,7% in Europa e –2,6% in Italia rispetto al 2022. Resta però un segnale di allarme sul fronte femminile, con un aumento dei casi di tumore del polmone legato ai consumi di tabacco degli anni precedenti.

Sul piano globale, uno studio coordinato dall’International Agency for Research on Cancer pubblicato su Nature Medicine stima che circa il 40% dei nuovi casi di cancro sia prevenibile, proprio perché associato a fattori di rischio modificabili. Fumo in primis.

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