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I batteri intestinali influenzano l'efficacia della terapia anticancro

Oncologia Redazione DottNet | 07/11/2017 09:17

L'immunoterapia funziona meglio in chi ha un microbioma più 'ricco'

I batteri che vivono nell'intestino, che compongono il microbioma, sembrano influenzare l'efficacia dell'immunoterapia contro il cancro. Chi infatti ha un microbioma non danneggiato e più 'variegato' risponde meglio ai farmaci immunoterapici, che non funzionano con tutti i malati.    Lo hanno verificato due diversi studi, uno americano e uno francese, pubblicati sulla rivista Science. I ricercatori hanno raccolto campioni di batteri da pazienti malati di tumore, in cura con l'immunoterapia per potenziare le difese del corpo contro la malattia.

Nello studio del Gustave Roussy Cancer Campus di Parigi, i ricercatori hanno studiato 249 malati con tumore ai reni o polmoni, e dimostrato che chi aveva preso antibiotici, anche per un'infezione dentale, aveva il microbioma intestinale danneggiato ed era più probabile che il cancro continuasse a crescere durante l'immunoterapia.

Una specie di batteri in particolare, l'Akkermansia muciniphila, era presente nel 69% dei pazienti che rispondeva ai farmaci rispetto a un terzo di quelli che non ce l'aveva. Hanno visto anche che potenziando la presenza di questi batteri nei topi, migliorava anche la risposta all'immunoterapia. I ricercatori dell'università del Texas invece hanno lavorato su 112 pazienti con melanoma avanzato.

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Hanno così osservato che chi rispondeva alla terapia, aveva un microbioma più ricco e variegato rispetto a chi non rispondeva. Una forte quantità di Faecalibacterium e Clostridiales sembra avere un effetto positivo, al contrario delle specie Bacteroidales. I ricercatori hanno fatto quindi un trapianto di materia fecale dalle persone ai topi con melanoma, vedendo che nei roditori, che avevano ricevuto dai pazienti umani il mix di batteri 'buoni', i tumori crescevano meno, rispetto a chi aveva avuto i batteri 'cattivi'. "Se si danneggia il microbioma di un paziente, si compromette la sua capacità di rispondere alla terapia per il cancro", commenta la ricercatrice americana Jennifer Wargo.

fonte: ansa
   

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