
I batteri che vivono nell'intestino, che compongono il microbioma, sembrano influenzare l'efficacia dell'immunoterapia contro il cancro. Chi infatti ha un microbioma non danneggiato e più 'variegato' risponde meglio ai farmaci immunoterapici, che non funzionano con tutti i malati. Lo hanno verificato due diversi studi, uno americano e uno francese, pubblicati sulla rivista Science. I ricercatori hanno raccolto campioni di batteri da pazienti malati di tumore, in cura con l'immunoterapia per potenziare le difese del corpo contro la malattia.
Nello studio del Gustave Roussy Cancer Campus di Parigi, i ricercatori hanno studiato 249 malati con tumore ai reni o polmoni, e dimostrato che chi aveva preso antibiotici, anche per un'infezione dentale, aveva il microbioma intestinale danneggiato ed era più probabile che il cancro continuasse a crescere durante l'immunoterapia.
Hanno così osservato che chi rispondeva alla terapia, aveva un microbioma più ricco e variegato rispetto a chi non rispondeva. Una forte quantità di Faecalibacterium e Clostridiales sembra avere un effetto positivo, al contrario delle specie Bacteroidales. I ricercatori hanno fatto quindi un trapianto di materia fecale dalle persone ai topi con melanoma, vedendo che nei roditori, che avevano ricevuto dai pazienti umani il mix di batteri 'buoni', i tumori crescevano meno, rispetto a chi aveva avuto i batteri 'cattivi'. "Se si danneggia il microbioma di un paziente, si compromette la sua capacità di rispondere alla terapia per il cancro", commenta la ricercatrice americana Jennifer Wargo.
fonte: ansa




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