
L'Università di Torino è la capofila nella ricerca europea finanziata con 34mln
Mettere a punto nuovi test diagnostici, non invasivi come la biopsia, per valutare i pazienti con steatosi epatica non alcolica (Nafld), allo scopo di identificare quelli a maggior rischio di sviluppare una epatite cronica o un tumore. E' lo scopo della ricerca, finanziata dall'Europa con 34 milioni di euro. Il progetto Litmus(acronimo di Liver Investigation: Testing Marker Utility in Steatohepatitis)include 47 partner ed è coordinato dall'università di Newcastle.
In Italia, guidati dall'Università di Torino, partecipano le università di Milano, Firenze, Palermo, il CNR di Pisa, l'Università Politecnica delle Marche e Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Il professor Quentin Anstee, del Newcastle University's Institute of Cellular Medicine, coordinatore del consorzio, ha dichiarato che "la steatosi epatica non alcolica è già la principale causa di trapianto di fegato negli Stati Uniti e, con la diffusione crescente di obesità, lo diventerà probabilmente presto anche in Europa".
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