In vigore il Ddl Lorenzin: tutte le novità

Professione | Redazione DottNet | 15/02/2018 17:14

Si cambia nelle professioni, sperimentazioni e abusivismo

"Giovedì è stata è una giornata speciale: è entrato in vigore il Ddl Lorenzin. Stiamo lavorando con il Ministero della Salute per i decreti attuativi. Un passo in avanti importantissimo per 2 milioni di lavoratori del comparto sanitario". Così in un tweet il ministro della Salute Beatrice Lorenzin commenta l'entrata in vigore del ddl che porta il suo nome. Il provvedimento introduce novità importanti dalla riforma degli Ordini professionali sanitari a interventi in materia di sperimentazione clinica dei farmaci, dalla lotta all'abusivismo nelle professioni sanitarie all'aumento della pena per maltrattamenti ai pazienti ricoverati.

Quanto alle sperimentazioni cliniche dei medicinali, le nuove disposizioni adeguano la disciplina italiana alla nuova normativa europea, prevedendo la riduzione dei comitati etici esistenti dai 100 oggi esistenti a 40 e l'istituzione di un Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali per le sperimentazioni cliniche. Grandi novità riguardano il riordino delle professioni sanitarie. Agli Ordini già esistenti dei medici-chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti, si aggiungono gli ordini dei biologi, delle professioni infermieristiche, delle ostetriche, dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche. Contestualmente viene ridisegnata la disciplina relativa al funzionamento interno degli Ordini stessi, risalente al 1946.

Il testo inoltre prevede il riconoscimento di nuove professioni sanitarie, come osteopati e chiropratici. Quanto alla vigilanza sulle professioni di chimici, fisici, biologi e psicologi, passa dal Ministero della Giustizia alla Salute. Il provvedimento interviene poi sul reato di esercizio abusivo della professione, per inserire un'aggravante quando il reato riguardi una professione sanitaria. Così come prevede un'aggravante per reati commessi ai danni di persone ricoverate in strutture sanitarie o sociosanitarie. Rafforza infine l'approccio della medicina di genere mirato ad una valutazione scientifica per genere sia per le terapie che per le sperimentazioni cliniche.

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