
Rapporto alla Commissione Ue, per la rivista Nature è stata dimenticata dalla politica
Negli ultimi 10 anni i fondi pubblici per la ricerca italiana si sono ridotti di 1,2 miliardi, pari al 20%. E' quanto emerge dal documento promosso dalla Commissione Europea, la cui pubblicazione è prevista in marzo. "Siamo al limite del collasso", ha detto all'ANSA Mario Pianta, docente di Economia Politica all'Università Roma Tre, che ha collaborato alla stesura del rapporto. I dati sono ripresi anche dalla rivista Nature sul suo sito, che rileva come la ricerca scientifica sia completamente esclusa dal dibattito elettorale e che i ricercatori temono ulteriori tagli di budget, qualunque possa essere l'esito delle consultazioni.
Sempre negli ultimi 10 anni, si legge nel documento, il budget delle università italiane è calato di circa un quinto, con una perdita pari a un milione di euro. Si sono ridotti inoltre sia il numero dei docenti nelle università (-20%) sia il finanziamento degli enti pubblici di ricerca (-9% in termini reali).
Il rapporto in effetti valuta, sebbene manchino stime ufficiali, che siano circa 50 mila i ricercatori italiani già occupati all'estero. Per invertire la tendenza e attirare studiosi dall'estero, il Programma nazionale per la ricerca del quinquennio 2015-2020 prevede tre finanziamenti di circa 520 milioni di euro nel periodo 2017-2020. "E' necessario quindi - conclude Pianta - alzare significativamente la spesa, darsi nuovi strumenti di governo e collegare questo con le politiche industriali per creare nuova produzione e nuova occupazione qualificata". Sempre Nature nei giorni scorsi ha pubblicato la petizione di un gruppo di 69 scienziati italiani che invita i candidati alle elezioni a portare i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza. La petizione ha raggiunto le 200.000 firme.
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