Medici a scuola di autodifesa, al via i corsi anti-violenza

Professione | Redazione DottNet | 05/04/2018 19:29

Anelli (Fnomceo), gli attacchi ai sanitari sono la vera emergenza

Quali sono i segnali che preannunciano un'escalation di violenza e come disinnescare la rabbia dell'interlocutore prima che sfoci in un'aggressione fisica? Saper riconoscere i campanelli di allarme di una violenza imminente, per poterla prevenire ed evitare. Ad apprendere tale 'tecnica' saranno ora i medici e gli altri professionisti sanitari, soprattutto quelli che lavorano in condizioni di rischio: guardia medica, pronto soccorso, visite domiciliari, sanità veterinaria.

L'iniziativa è della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). Insieme a tutti i sindacati medici, la Fnomceo aveva chiesto, nella prima riunione del Tavolo di Consultazione permanente sulla professione, più formazione su questi argomenti. Ora, dall'Agenzia Nazionale per i Sistemi sanitari regionali (Agenas) e l'Ente che si occupa dell'Educazione Continua in Medicina (Ecm), annuncia la Fnomceo, arriva una prima, concreta, risposta: la gestione delle situazioni che generano violenza nei confronti degli operatori sanitari è stata inclusa tra le tematiche di interesse nazionale del sistema Ecm.

Si potranno dunque organizzare corsi accreditati sulla gestione del rischio, a tutti i livelli, dall'epidemiologia del fenomeno alla prevenzione del rischio secondo i sistemi di risk management, alle tecniche psicologiche per disinnescare l'aggressività e mettersi in salvo. Non solo: i corsi su queste materie avranno maggior valore in termini di crediti. La violenza contro gli operatori sanitari è "una vera e propria emergenza di sanità pubblica - commenta il Presidente Fnomceo Filippo Anelli -. I dati, che consegneremo il prossimo 11 aprile nelle mani del ministro della Salute, in occasione della seconda riunione dell'Osservatorio ministeriale, confermano sostanzialmente quanto già sapevamo: ogni giorno tre professionisti della sanità sono vittime di aggressioni, e due di loro sono donne". Per questo, conclude, "dobbiamo metterci nelle condizioni di difenderci, di prevenire la violenza. Occorrono interventi strutturali e più formazione".

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