
È ancora troppo alto il numero delle morti premature nel mondo secondo i ricercatori dell’Imperial College London, della World Health Organization e della Ncd Alliance autori della dettagliata analisi sull’impatto delle malattie non trasmissibili pub
È ancora troppo alto il numero delle morti premature nel mondo secondo i ricercatori dell’Imperial College London, della World Health Organization e della Ncd Alliance autori della dettagliata analisi sull’impatto delle malattie non trasmissibili pubblicata su Lancet.
Nel Regno Unito una donna di 30 anni ha il 9 per cento di probabilità di morire prima di compiere 70 anni per una delle quattro principali malattie non trasmissibili: cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete. Negli Stati Uniti il rischio sale al 12 per cento. Per gli uomini le probabilità aumentano ancora di più (13 per cento nel Regno Unito e 18 per cento negli Usa). È ancora troppo alto il numero delle morti premature nel mondo secondo i ricercatori dell’Imperial College London, della World Health Organization e della Ncd Alliance autori della dettagliata analisi sull’impatto delle malattie non trasmissibili pubblicata su Lancet. Dallo studio, che ha coinvolto 180 nazioni, emerge chiaramente che la maggior parte dei Paesi nel mondo è lontana dagli obiettivi delle Nazioni Unite di ridurre di un terzo il numero di morti per malattie non trasmissibili entro il 2030. Ancor più lontano l’obiettivo se si pensa al 2040-2050, quando i tre quarti della popolazione mondiale (che si stima sarà di 9 miliardi) vivrà nelle metropoli, sarà urbanizzata. Con i problemi di salute, di città e cittadini, che vanno affrontati da subito. Soprattutto per quanto riguarda corretti stili di vita, quelli che attualmente risentono in modo negativo dell’urbanizzazione e che altresì sono prima causa, o causa accelerante e aggravante, delle malattie non trasmissibili.
Il primo studio della University of Bristol Medical School, nel Regno Unito, si è concentrato sulle trasformazioni che a lungo andare la condizione di obesità può provocare al cuore. Il campione preso in esame era composto da 14mila ragazzi tra i 17 e i 21 anni. I risultati hanno posto in risalto come un elevato indice di massa corporea (Imc) influisca sullo sviluppo del cuore. Valori elevati di Imc hanno, infatti, fatto registrare un aumento della pressione arteriosa, arrivando a provocare un allargamento del ventricolo sinistro e una modifica vera e propria di vasi sanguigni e del cuore. E l’ispessimento delle pareti dei vasi sanguigni è uno dei primi campanelli d’allarme per l’aterosclerosi.
La seconda ricerca arriva dalla Svezia ed è stata condotta su un macrocampione composto da 1,2 milioni di ragazzi tra i 17 e i 19 anni. Le condizioni di salute dei giovani sono state monitorate fino ai 30 anni. Dall’analisi è emerso come il rischio di cirrosi epatica e di tumore al fegato cresca negli adolescenti con problemi di obesità. L’aumento del rischio può salire anche del 217%. Quando ai chili in eccesso si affiancano anche problemi di diabete, le percentuali si impennano fino a raggiungere un preoccupante +328%.
Nel complesso le malattie non trasmissibili uccidono circa 41 milioni di persone all’anno e sono responsabili di 7 morti su 10 nel mondo, 17 milioni delle quali vengono registrate come premature (sotto i 70 anni). Nella maggior parte dei Paesi le malattie non trasmissibili fanno più morti delle infezioni da Hiv o malaria.
Cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete rappresentano l’80 per cento delle malattie non trasmissibili. Per il resto si tratta di patologie endocrine, immunitarie e del sangue, malattie respiratorie non infettive, digestive e genitourinarie, condizioni neurologiche, disturbi mentali e da abuso di sostanze, anomalie congenite. Nel caso della mortalità femminile, sono solamente 35 i Paesi che potrebbero raggiungere il traguardo fissato dalle Nazioni Unite. Per la mortalità maschile le nazioni in linea con l’obiettivo scendono a 30. La lista dei Paesi più virtuosi per le donne ospita ai primi posti Corea del Sud e Giappone, Spagna e Svizzera e per gli uomini Islanda, Svizzera, Svezia e Norvegia.
Per le donne il livello più alto di mortalità si registra nei Paesi africani come Sierra Leone e Costa d’Avorio: una donna di 30 ha una possibilità su tre di morire per una malattia cronica prima di compiere 70 anni. Sorprende i ricercatori anglosassoni scoprire che Regno Unito, Usa e Cina non possono vantare dati positivi. Perchè non tengono conto dell'alimentazione che ha un'alta influenza ma che nel mondo anglosassone continua ad essere infiammatoria, senza forti denunce verso il cibo spazzatura made in USA. Come già detto una donna di 30 anni nel Regno Unito ha il 9 per cento di probabilità di morire prima dei 70 anni. Una previsione che costringe il Paese britannico al 27esimo posto della classica delle nazioni con il minore rischio nel mondo e al 19esimo posto dei 40 Paesi europei. Per quanto riguarda la mortalità maschile, il Regno Unito si classifica 17esimo nel mondo e 9° in Europa. Per gli Stati Uniti va ancora peggio: 44esimo posto per le donne, sotto Vietnam, Turchia e Panama e 53esimo per gli uomini. Tra i Paesi europei il primato negativo spetta a Moldavia e Ucraina, mentre il numero più basso di morti premature si registra in Spagna e Svizzera. L’Italia non è posizionata male per quanto riguarda le donne: è al settimo posto della classifica per il minor rischio di morte prematura. Mentre per gli uomini è fuori dalla top ten. Comunque, secondo i ricercatori, non tutto è perduto. Cinquanta nazioni potrebbero raggiungere il traguardo fissato dalle Nazioni Unite entro il 2040 per quanto riguarda le donne e 35 Paesi potrebbero arrivare entro la stessa data a ridurre drasticamente la mortalità maschile per malattie non trasmissibili.
Ma non si può più perdere tempo, la sfida è mondiale e parte dalla cultura della prevenzione e da nuovi modelli che risanino l’ambiente in cui viviamo e in cui vivremo.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La correlazione emerge per la prima volta da uno studio condotto presso l'Università della California, a Riverside, e pubblicato sul Journal of Clinical Investigation Insight
I ricercatori del Labanof dell’Università Statale di Milano hanno esaminato due scheletri di donne e dei loro feti, con deformità attribuibili all'osteomalacia, una patologia legata alla fragilità ossea e associata alla carenza di vitamina D
Lo rivela uno studio effettuato su 1771 studenti di 48 scuole elementari pubbliche di Madrid
Nei ristoranti arrivano piatti più equilibrati per l’infanzia, con un bollino di qualità per orientare le famiglie verso scelte più consapevoli
Dai carboidrati “nemici” ai prodotti light, fino al limone al mattino: VediamociChiara fa il punto sui luoghi comuni più diffusi con il supporto di una nutrizionista.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
Un’équipe multidisciplinare accompagna i pazienti con anoressia, bulimia e binge eating attraverso percorsi terapeutici personalizzati e assistenza clinica completa.
Commenti