Sciopero, Garavaglia: spiragli positivi. Cimo denuncia le Regioni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/11/2018 17:42

Il contratto è fermo da dieci anni: rimbalzo di responsabilità tra Governo e Regioni. Garantite oggi le emergenze

Oggi medici, veterinari e dirigenti sanitari incrociano le braccia, garantendo tuttavia i servizi minimi essenziali, per rivendicare il rinnovo di un contratto fermo da dieci anni. E su questo fronte diventa aspro lo scontro tra sindacati, Regioni e Governo. Non solo: c'è anche chi, come Cimo, chiede l'intervento della Corte dei Conti per verificare la contabilità di dieci amministrazioni regionali sull'accantonamento dei fondi destinati ai contratti. Il sottosegretario all'Economia Massimo Garavaglia vede però rosa, nonostante i segnali siano di tutt'altro ordine: "Per quanto riguarda i contratti" dei medici "mi pare che siamo in via di risoluzione degli ultimi dettagli, per cui dovremmo avere a breve uno spiraglio positivo". "Per il resto - ha aggiunto - si sa che negli anni c'è stato un taglio notevolissimo del fondo sanitario ma nei prossimi tre anni è previsto un aumento di 4,5 miliardi e quindi c'è una ripartenza. Se si può fare di più tanto meglio, però a questo si affiancano altri 2 miliardi aggiuntivi di investimenti in Sanità e probabilmente si riuscirà a fare anche qualcosa di più".

Di tono ben diverso il commento del presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: "Senza risposte sui "contratti e oggi, tra l' altro, c'è una mobilitazione dei sindacati nel paese" e senza aumento del fondo per "farmaci innovativi e oncologici" quel già previsto aumento del fondo sanitario nazionale per un miliardo di euro rischia di tramutarsi "in un segno meno". " Intanto "Abbiamo deciso di convocare immediatamente un tavolo di confronto presso il Mef perché, mentre sull'extra sanitario avevamo raggiunto un accordo già un mese fa, sulla sanità per quanto ci sia stato detto che 'potrebbero esserci passi in avanti', a me i 'potrebbero' interessano poco, mi interessano i 'ci sono'". Bonaccini ha inoltre spiegato che "non ho motivo di non credere alle parole del governo e ho preso di buon auspicio la proposta del sottosegretario Garavaglia, quindi nei prossimi giorni ci faremo carico insieme ai presidenti delle commissioni Bilancio e Salute di andare a trattare, visto che a oggi risposte alla lettera che avevamo mandato al ministro della Salute, ancora non ci sono".

Una risposta che non convince il Cimo, il sindacato dei medici, che va ben oltre e chiede l'intervento della Corte dei Conti, attraverso segnalazioni alle procure, affinché avvii un controllo sulla contabilità di 10 amministrazioni regionali per verificare se e quanto abbiano accantonato per il rinnovo del contratto della dirigenza medica. La trattativa per il rinnovo contrattuale in sede ARAN negli scorsi mesi si è infatti più volte arenata sul nodo delle risorse. "Se il Governo ha ricordato che i fondi per il contratto erano già compresi nei trasferimenti alle Regioni assegnati dalla Finanziaria dello scorso anno, le Regioni hanno chiesto un altro miliardo per consentire la chiusura del contratto, mancando però di fornire informazioni sugli accantonamenti pregressi", sottolinea il presidente Cimo Guido Quici.

Per far luce su questo "rimpallo di responsabilità" sulla fine fatta dagli accantonamenti, la Cimo ha dapprima inoltrata una diffida alle Regioni, lo scorso 16 ottobre, nella quale il sindacato aveva chiesto di rendere noti i fondi effettivamente accantonati nel periodo 2016-2018 per il rinnovo del contratto dei medici, come previsto dalle disposizioni di legge. Alla diffida, su 19 regioni (escluso il Trentino, regolato da altre disposizioni) hanno dato riscontro Umbria, Puglia, Abruzzo, Liguria, Friuli VG, Lombardia, Basilicata, Valle d'Aosta e Veneto, e gran parte di esse ha trasmesso dati incompleti o con insufficienti accantonamenti sul 2018. Per le restanti 10 Regioni che non hanno risposto, è stata inviata la segnalazione alle Procure Regionali della Corte dei Conti. "Chiediamo semplicemente il dovuto e un po' di trasparenza", conclude Quici.

"Sui contratti della dirigenza medica abbiamo chiesto al governo che si faccia carico di due elementi fondamentali: l' indennità di esclusività e la retribuzione individuale di anzianità. Sono i due elementi che i medici chiedono per poter chiudere la stagione dei contratti: ci aspettiamo che il governo ci dia un segnale importante nei prossimi giorni tenendo conto che oggi c'è uno sciopero significativo". L' assessore dell'Emilia Romagna e presidente del Comitato di settore Regioni Sanità Sergio Venturi incalza: "Abbiamo incontrato più volte i medici e gli abbiamo rappresentato che se non c'è un impegno su questi due temi, anche volendo noi non potremmo fare nulla", ha sottolineato. "Ci aspettiamo nei prossimi giorni una risposta significativa che ad oggi non abbiamo avuto - ha concluso - e senza la quale non riusciremmo a chiudere la stagione contrattuale".

  Un contratto, dunque, fermo da 10 anni, risorse che diminuiscono, un organico anziano e non sufficiente. Sono queste le ragioni che la Funzione Pubblica Cgil Medici e Dirigenti Ssn mette al centro in occasione dello sciopero nazionale di 24 ore in programma oggi con gli anestesisti che hanno cooptato anche gli specializzandi: "Il 'Governo del cambiamento' continua a definanziare il servizio sanitario pubblico a danno della cittadinanza e a beneficio del privato", afferma l'organizzazione. "L'unico contratto del pubblico impiego a non essere ancora stato rinnovato", spiega il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti del Servizio sanitario nazionale, Andrea Filippi. Filippi sottolinea anche come "l'età media del personale medico superi ormai i 53 anni e per i prossimi due anni sono previsti circa 10 mila nuovi pensionamenti, destinati ad aumentare per effetto dell'annunciata introduzione della quota 100". Un disagio che si somma alle vaste sacche di precariato che la categoria paga. "Il 10% del personale della Dirigenza è ancora precario - fa notare - la gran parte soggetta a contratti atipici. Così come mancano all'appello 2.200 borse di specializzazione". Se questo è il quadro, si sommano poi le risorse "inadeguate" sul Fondo sanitario nazionale.

"Governo e Regioni - osserva - continuano a litigare per stabilire chi debba mettere le risorse, mentre i fondi per il personale della dirigenza sono stati impoveriti di circa un miliardo di euro". "Il 'Governo del cambiamento' continua a definanziare il servizio sanitario pubblico a danno della cittadinanza e a beneficio del privato. Il lavoro dei professionisti che da anni garantiscono il diritto alla salute è umiliato da condizioni di lavoro inaccettabili e da retribuzioni economiche mortificanti rispetto a quelle del privato e degli altri paesi europei. È tempo di un intervento incisivo", conclude Filippi. 

 

 

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