Certificato sportivo e responsabilità medica: il caso Astori

Professione | Redazione DottNet | 08/01/2019 13:35

Tre medici analizzano la morte del capitano della Fiorentina dopo gli avvisi di garanzia a due camici bianchi

Riceviamo e pubblichiamo

I recenti sviluppi giudiziari del clamoroso decesso del calciatore Davide Astori, capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale, con l’iscrizione nel registro degli indagati di due medici dello sport certificatori non possono lasciare indifferenti i medici dello sport italiani. Da quanto emergerebbe dalle notizie pubblicate dalla stampa, ad indurre i magistrati toscani ad assumere questa decisione sarebbero stati i risultati della perizia curata dal professor Domenico Corrado dell'Università di Padova, tra i massimi esperti in materia di morte cardiaca improvvisa.

Lo stesso perito, sempre secondo le notizie di stampa, avrebbe rilevato una condotta poco accorta dei due professionisti che, sulla base di quanto emerso dai test da sforzo eseguiti in momenti diversi (in particolare extrasistoli ventricolari con duplice morfologia), avrebbero potuto approfondire con ulteriori indagini previste dalle linee guida prima di rilasciare il certificato di idoneità per l’attività sportiva agonistica del calcio. Per quanto possa apparire tutto logicamente consequenziale, a parte la presunta responsabilità dei due medici certificatori, le stesse notizie di stampa non rispondono a quesiti piuttosto semplici da porre ma che modificano notevolmente la prospettiva con cui analizzare questo caso. In attesa di conoscere maggiori dettagli, non si comprende quale sia stata l’ora del decesso di Astori e se lo stesso non potesse essere legato a possibili altre cause o concause. Nulla emerge su eventuali esami tossicologici effettuati né si tiene in debita considerazione la circostanza – il decesso è avvenuto in una stanza di albergo fra la notte e la mattina prima di una gara – che nulla ha a che vedere con la pratica sportiva poiché avvenuto a diverse ore di distanza dall'ultimo esercizio fisico svolto dall'atleta che quindi parrebbe non avere nessun rapporto causale o concausale con l'exitus.

Se di morte improvvisa si è trattato – e non appaiono ipotesi alternative – di certo non si può quindi etichettare questo caso nella più peculiare "morte improvvisa da sport o da esercizio". Si fa passare insomma la morte improvvisa del calciatore come una morte improvvisa connessa alla sua pratica sportiva cercando di far ricadere la responsabilità certificativa su sfere personali e momenti temporali che nulla hanno a che vedere con la pratica sportiva. Un concetto che dovrebbe portare il medico certificatore a considerare ogni eventualità prima di rilasciare il certificato ai milioni di sportivi agonisti italiani. Senza poter approfondire tecnicamente i dati in possesso di magistrati e periti e sulla base della sola informazione trapelata – le due morfologie delle extrasistoli ventricolari – dubbi ancor più preoccupanti si insinuano nella mente di un medico dello sport certificatore che incontra situazioni simili molto più frequentemente di quanto si possa immaginare: "Il certificato di idoneità diventa una sorta di parafulmine per ogni eventualità anche al di fuori dell’attività sportiva, sia essa in gara o durante l’allenamento? Quale sarebbe la condotta univoca da adottare quando ci si imbatte nelle frequenti extrasistoli ventricolari anche a duplice morfologia? E quali sarebbero i termini numerici oltre i quali, dopo esame elettrocardiografico dinamico nelle 24 ore secondo Holter, non andrebbe concessa l’idoneità?

Anche ipotizzando la sospensione dell'attività sportiva per il riscontro delle extrasistoli, si è certi di poter escludere con criteri di certezza che la morte sarebbe potuta occorrere in tempi diversi o successivi?". Domande a cui si aggiungono anche altre più semplici considerazioni legate in particolare alla carriera del calciatore: "Come mai risultano indagati solo i medici che avrebbero certificato l'idoneità nei soli periodi in cui il calciatore ha indossato le maglie del Cagliari (dal 2008 al luglio 2014) e della Fiorentina (dall'agosto 2015 al giorno del suo decesso) saltando a pie' pari il periodo dal luglio 2014 all'agosto 2015 in cui ha indossato la maglia della Roma?" Quesiti al momento senza risposta e comunque fortemente condizionanti l’attività del medico dello sport che appare oggi quanto mai complessa e rischiosa.

Francesco Introna

direttore dell'Istituto di Medicina Legale – Università di Bari

Domenico Sinesi

già direttore della Medicina dello Sport – Policlinico di Bari

Emanuele Caputo

medico dello sport certificatore della Regione Puglia

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