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Il formaggio aiuta a contenere gli zuccheri nel sangue

Diabetologia Redazione DottNet | 05/04/2019 21:27

Lo rileva una ricerca dell'Università di Alberta, in Canada, pubblicata sulla rivista The Journal of Nutritional Biochemistry e svolta sui topi

L'alto contenuto di grassi ne fa per diverse persone un peccato di gola da concedersi quasi con un senso di colpa, ma per chi ama il formaggio arriva ora una buona notizia: oltre che gustoso, infatti, questo alimento può aiutare a controllare il livello di zuccheri nel sangue. Lo rileva una ricerca dell'Università di Alberta, in Canada, pubblicata sulla rivista The Journal of Nutritional Biochemistry e svolta sui topi. Dallo studio, finanziato dal Dairy Farmers of Canada, che rappresenta gli agricoltori che producono formaggio, è emerso che i ratti in pre-diabete che mangiavano formaggi a basso contenuto di grassi o normali mostravano livelli migliorati di zucchero nel sangue.

"La ricerca - spiega Catherine Chan, che l'ha condotta - suggerisce che mangiare formaggio non peggiora le cose, ma può in effetti migliorarle in termini di malattie cardiovascolari o rischio di diabete".

Non è chiaro come esattamente come il formaggio abbia contribuito a stabilizzare i livelli di insulina nei topi, ma Chan ha notato che normalizzava i fosfolipidi, che derivano dai grassi alimentari e sono fondamentali per molte funzioni nel corpo. "Il formaggio non ha completamente normalizzato gli effetti dell'insulina- evidenzia la studiosa- ma li ha notevolmente migliorati e non importa se era a basso contenuto di grassi o normali". È importante però che le persone con problemi di salute chiedano al proprio medico prima di inserire eventualmente il formaggio nelle diete.

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"La chiave per una buona salute - aggiunge Chan - è assumere una varietà di buon cibo, e il formaggio ha un posto nell'alimentazione della maggior parte delle persone. Ovviamente serve moderazione, come con tutte le cose". "Questo studio- conclude- aiuta a fornire il razionale per ulteriori ricerche sull'uomo in modo che, alla fine, gli studiosi possano prendere decisioni più razionali sulle raccomandazioni dietetiche da dare alle persone".

Fonte: The Journal of Nutritional Biochemistry

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