Un antibiotico è una probabile cura contro l'endometriosi

Farmaci | Redazione DottNet | 06/05/2019 14:01

Studio su topi, metronidazolo riduce la dimensione delle lesioni

 Sono 176 milioni le donne che nel mondo soffrono di endometriosi, 3 milioni solo in Italia. Per tutte una possibile speranza arriva dai risultati di un nuovo studio dell'Università di Washington a Saint Louis sui topi, i cui risultati pubblicati sulla rivista Human Reproduction dimostrano che trattamento con un antibiotico riduce le dimensioni delle lesioni causate dall'endometriosi.   I ricercatori stanno pianificando un ampio studio clinico multicentrico per testare il farmaco metronidazolo in donne con questa patologia. L'endometriosi è provocata da cellule uterine che migrano verso l'alto, dove si aggregano per formare lesioni.  Oltre al dolore, spesso il disturbo contribuisce a problemi di fertilità. Le attuali strategie di trattamento comprendono la terapia ormonale e la chirurgia, questi approcci hanno effetti collaterali e rischio di recidive.

Studiando topi i ricercatori hanno scoperto che il trattamento con il metronidazolo ha ridotto le dimensioni delle lesioni correlate all'endometriosi nell'intestino. I risultati suggeriscono anche che i batteri nel microbioma intestinale possono aiutare anche a prevenire la progressione della malattia. Gli studiosi già sapevano che le giovani donne con maggiore suscettibilità alle malattie infiammatorie intestinali avevano maggiori probabilità di sviluppare anche l'endometriosi. Ciò ha permesso loro di scoprire che alcuni dei microbi legati ai problemi intestinali hanno anche un ruolo nella patologia.  Quando hanno trattato i topi con l'antibiotico ad ampio spettro, le lesioni e l'infiammazione si sono ridotte, cosa che non è accaduta con altri antibiotici, come ampicillina, neomicina e vancomicina. Inoltre, gli i ricercatori hanno scoperto che i livelli di un tipo protettivo di batteri intestinali erano molto bassi nei topi con endometriosi, quindi ritengono che oltre agli antibiotici, potrebbe essere possibile in futuro utilizzare dei probiotici.

 

fonte:  Human Reproduction

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