
Per aumentare il numero di trapianti contro linfomi e mielomi
La ricerca sta caricando nuove 'sveglie' molecolari pronte a destare le cellule staminali del sangue che poltriscono nel midollo osseo, in modo da aumentare il numero di pazienti che potranno essere sottoposti all' autotrapianto per il trattamento di linfomi e mielomi. Lo raccontano gli esperti riuniti a convegno da Sanofi Genzyme (divisione specialty care di Sanofi) per fare il punto sul presente e il futuro di questa procedura salva-vita che viene fatta usando le cellule prelevate dallo stesso paziente.
"Quasi il 10-15% delle persone candidate all' autotrapianto non riesce a mobilizzare un numero sufficiente di staminali per la procedura: bisognerebbe avere almeno 20 cellule per millimetro cubo di sangue, in modo che processando tutto il sangue corporeo due o tre volte si arrivi a raccogliere fino a 2 milioni di cellule per ogni chilo di peso corporeo da reinfondere nel paziente", spiega Francesco Lanza, direttore del Dipartimento di Ematologia all' Ospedale di Ravenna.
"In questi ultimi anni abbiamo imparato a utilizzare plerixafor in modo sempre più efficiente nel processo di mobilizzazione delle staminali, anche nei pazienti ambulatoriali, migliorando la loro qualità di vita e riducendo i costi legati all' ospedalizzazione". Plerixafor ha fatto dunque da apripista e ora, conclude Lanza, "ci sono nuovi farmaci allo studio: si tratta di molecole simili, per lo più peptidi, quindi piccole proteine, che stanno affrontando ancora gli studi clinici di fase due e tre".
fonte: ansa
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Lo studio ha confrontato la combinazione di tre farmaci - belantamab mafodotin, bortezomib più desametasone (BVd) - con la terapia attualmente d'elezione costituita da daratumumab, bortezomib e desametasone
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Dal 10 all’11 ottobre riuniti nella Capitale alcuni tra i massimi esperti internazionali della patologia ematologica; atteso anche un saluto del compositore Giovanni Allevi
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Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
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