Al centro dei lavori i progressi nelle terapie mirate per i tumori del pancreas, della prostata e delle neoplasie pediatriche
l mondo dell' oncologia sarà a Chicago dal 31 maggio al 4 giugno per la 55.esima edizione del congresso dell' American Society of Clinical Oncology (Asco). Saranno oltre 39 mila gli specialisti da tutto il mondo che si riuniranno per condividere le ricerche cliniche sul cancro e il loro impatto sulla salute. I progressi nelle terapie mirate per i tumori del pancreas, della prostata e delle neoplasie pediatriche, così come i nuovi approcci per superare gli ostacoli che limitano l' accesso all' assistenza, sono tra gli argomenti al centro dell' edizione di quest' anno. Più di 2.400 gli abstract accettati dal comitato scientifico del congresso, oltre 3.200 gli abstract aggiuntivi per la pubblicazione online. Presidente dell' Asco è Monica Bertagnolli, di origine italo-francesi, chirurgo oncologo del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
La 'David A. Karnofsky Memorial Award and Lecture' sarà affidata a Gabriel N. Hortobagyi, fra i massimi esperti nello studio e nella cura del tumore della mammella, che ha contribuito a stabilire nuovi regimi di trattamento che sono diventati lo standard di cura per i pazienti con cancro al seno. Nel 2016 ha ricevuto la laurea ad honorem in Medicina e chirurgia dall' Università Sapienza di Roma. La 'Gianni Bonadonna Brest Cancer Award and Lectur', dedicata all' oncologo milanese che ha rivoluzionato la storia dell' oncologia mondiale scomparso nel 2015, sarà affidata a Norman Wolmark, componente dell' Asco e presidente del National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (Nsabp).
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
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