Canali Minisiti ECM

Dolore oncologico: falsi miti sugli oppioidi frenano cure efficaci

Oncologia Annalucia Migliozzi | 10/04/2026 11:16

Dal Congresso SIAARTI emerge la necessità di superare paure e disinformazione: il fentanyl resta una risorsa chiave per i picchi di dolore nei pazienti oncologici

In Italia si registrano ogni anno circa 390mila nuove diagnosi di tumore e il dolore continua a rappresentare una delle complicanze più diffuse e debilitanti della malattia. Colpisce circa il 50% dei pazienti lungo tutto il percorso terapeutico e può manifestarsi anche con episodi acuti improvvisi, noti come dolore episodico intenso. Un quadro clinico che incide profondamente non solo sul piano fisico, ma anche sulla sfera psicologica e relazionale, influenzando l’aderenza alle cure e i risultati clinici complessivi.

Durante il XXV Congresso dell’Area Culturale Dolore della SIAARTI, specialisti della terapia del dolore hanno ribadito un concetto chiave: una gestione efficace della sintomatologia dolorosa è parte integrante del percorso oncologico. Ridurre la sofferenza significa migliorare la qualità di vita e rafforzare la fiducia del paziente nelle terapie.

pubblicità

Tra le opzioni farmacologiche disponibili, gli oppioidi – se utilizzati in modo appropriato e sotto controllo medico – rappresentano uno strumento fondamentale. In particolare, il fentanyl si conferma una soluzione consolidata per il trattamento del dolore moderato-severo e soprattutto per gli episodi acuti grazie alla sua rapidità d’azione.

Nonostante ciò, persistono ancora numerosi pregiudizi che ostacolano un uso corretto di queste terapie. Gli esperti hanno quindi individuato sette convinzioni errate da superare.

Il primo mito riguarda la diffusione del dolore oncologico, spesso considerato limitato alle fasi terminali. In realtà può comparire già nelle prime fasi della malattia o durante i trattamenti, rendendo necessaria una gestione tempestiva.

Un’altra convinzione diffusa è che il dolore sia inevitabile e debba essere sopportato. Al contrario, si tratta di una condizione clinica complessa che deve essere trattata per evitare ripercussioni sulla qualità di vita e sull’efficacia delle cure.

Non è corretto neppure pensare che il dolore sia sempre continuo: molti pazienti sperimentano crisi improvvise che richiedono interventi rapidi e mirati. Anche questi picchi possono essere controllati con terapie a insorgenza veloce, tra cui le formulazioni a rapido assorbimento di fentanyl.

Un ulteriore pregiudizio riguarda l’uso degli oppioidi, spesso associato esclusivamente alle fasi terminali. In realtà, la loro prescrizione dipende dall’intensità del dolore e non dallo stadio della malattia.

È inoltre errato considerare tutti gli oppioidi uguali: differiscono per caratteristiche farmacologiche, modalità di somministrazione e indicazioni, rendendo necessaria una personalizzazione della terapia.

Infine, timori legati alla sicurezza del fentanyl risultano spesso infondati. Se utilizzato secondo indicazione medica, il farmaco è efficace e sicuro, con un impiego clinico consolidato da decenni. Le innovazioni tecnologiche, come dispositivi con sistemi di controllo della dose, contribuiscono ulteriormente a ridurre i rischi di uso improprio.

Secondo gli specialisti, informare correttamente pazienti e caregiver è essenziale per superare barriere culturali e favorire un accesso appropriato alle terapie. Solo così è possibile migliorare concretamente la gestione del dolore oncologico e la qualità di vita delle persone coinvolte.

Commenti

I Correlati

Solo una minoranza riceve sostegni economici o formazione. Uno studio nazionale accende i riflettori sul carico umano, sanitario ed economico di chi si prende cura ogni giorno dei malati

Con le nuove terapie anti-obesità cala l’appetito, ma il rischio è trascurare nutrienti essenziali: uno studio del San Raffaele segnala un’insufficiente assunzione proteica nell’88% dei pazienti

Presentato al Senato il progetto ARGO: una rete tra Regioni, medici del territorio e centri specialistici per riconoscere prima i segnali di una patologia rara e ridurre fino al 60% i tempi di diagnosi

Un nuovo sistema arriva in Italia per supportare una gestione più personalizzata e proattiva della malattia

Ti potrebbero interessare

Ultime News

Più letti