
Cgil: rinviate 46mila liquidazioni, saranno percepite dopo sei anni. La sentenza della Consulta sul Tfr apre un varco. Il ministro Bongiorno rassicura
La Corte Costituzionale, nonostante dichiari inammissibili le questioni promesse dal ricorso, "ha tuttavia confermato la fondatezza della battaglia legale per contrastare le disposizioni che negano al personale del pubblico impiego la corresponsione delle indennità di fine rapporto, comunque definite, in tempi prossimi alla cessazione dal servizio". Così il segretario generale della Confsal Unsa, Massimo Battaglia, commentando in una nota la sentenza della Consulta su un'azione sollevata dal sindacato.
"Le disposizioni censurate, che per ragioni di equilibrio dei bilanci hanno introdotto il differimento e la rateizzazione della cosiddetta liquidazione spettante agli statali, sono legittime però, prosegue la Corte, solo nei casi, come quello portato al suo giudizio, in cui il lavoratore cessi dal servizio in anticipo rispetto al raggiungimento del limite di età o di servizio.
"La discriminazione contro i dipendenti pubblici è sempre più evidente, ma la ministra Bongiorno è troppo impegnata nel controllo biometrico e poco attenta ai bisogni di questi lavoratori che pagheranno i conti più ingenti del risanamento finanziario del Paese: circa 46mila rischieranno di percepire il trattamento di fine servizio addirittura 6 anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro". Lo afferma la Cgil alla luce delle motivazioni fornite della Corte Costituzionale sulla sentenza riguardante i tempi di erogazione del tfs-tfr per i dipendenti pubblici. "Nonostante le promesse del Governo, manca ancora qualsiasi forma di anticipo del tfs": "serve emanare il decreto ministeriale così da poter attivare la normativa e la convenzione con l'Abi per l'anticipo finanziario, e consentire a tutti i lavoratori che andranno in pensione con 'Quota 100' di percepire quanto accantonato nel corso di un'intera vita lavorativa".
Pronta la replica del ministro della P.A. Giulia Bongiorno che assicura: "Stupiscono le polemiche di questi giorni sull' impegno del governo a favore dei dipendenti pubblici. In particolare, vorrei ricordare che con il decreto legge 'quota 100' abbiamo posto fine a quella che le organizzazioni sindacali definiscono una discriminazione nei confronti dei dipendenti pubblici derivante dalla corresponsione differita del Tfr (misura restrittiva - mi preme sottolinearlo - certamente non ascrivibile a questo esecutivo). Il nostro governo ha previsto la possibilità di un' anticipazione bancaria del trattamento, nonché uno sgravio fiscale attraverso la riduzione dell' aliquota Irpef". La soluzione, sottolinea il ministro, "ha il pregio di neutralizzare: gli oneri legati agli interessi connessi all' anticipazione finanziaria (anticipazione massima di 45 mila euro); il differimento temporale della liquidazione per chi non opta per il finanziamento, considerato che il Tfs o Tfr sarà corrisposto con una consistenza netta superiore grazie alla riduzione dell' aliquota Irpef".
Le misure del decreto legge, rileva, "sono attuate attraverso l' adozione di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il ministro dell' Economia e delle finanze, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali e il ministro per la Pubblica amministrazione, sentiti l' Inps, il Garante per la protezione dei dati personali e l' Autorità garante della concorrenza e del mercato. Si aggiunge al decreto anche l' accordo quadro da stipulare tra il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, il ministro dell' Economia e delle finanze, il ministro per la Pubblica amministrazione e l' Associazione bancaria italiana, sentito l' Inps. Entrambi i provvedimenti sono già stati predisposti e proprio la prossima settimana saranno conclusi gli ultimi approfondimenti tecnici".
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