
I problemi attribuiti alle nuove politiche sul consumo di sale
Portare in tavola piatti troppo saporiti è costato caro alla salute dei cittadini britannici. L' ammorbidimento della regolamentazione sul contenuto di sale negli alimenti è stato infatti collegato - dal 2011 al 2017 - a 9.900 casi in più di malattie cardiovascolari e a 1.500 tumori allo stomaco. I ricercatori dell' Imperial College di Londra e dell' Università di Liverpool hanno analizzato l' assunzione di sale della popolazione inglese nell' arco di 13 anni, per confrontare l' effetto dei cambiamenti di regolamento sui quantitativi di sale concessi nella produzione di alimenti. Il team, che ha pubblicato uno studio sul 'Journal of Epidemiology e Community Health', ha rilevato che dal 2011, quando il regolamento si è 'ammorbidito', il calo del consumo di sale a livello nazionale - che continuava da tempo - si è arrestato.
Prima del 2011, infatti, l' assunzione di sale si riduceva ogni anno di 0,2 grammi al giorno per gli uomini e di 0,12 g al giorno per le donne. Dopo il 2011 il calo annuo è diminuito: 0,11 g al giorno per gli uomini e 0,07 g al giorno per le donne. Tra il 2003 e il 2010 la Standard Foods Agency (Fsa) ha monitorato attentamente il contenuto di sale nei cibi e concordato gli obiettivi per la sua riduzione con l' industria. Un intervento deciso, accompagnato da campagne mirate di salute pubblica. Tuttavia nel 2011 questa politica è stata sostituita da un accordo: l' industria alimentare ha fissato i propri obiettivi come parte degli impegni volontari che potevano sottoscrivere. Il nuovo sistema mancava di aspetti importanti, come il monitoraggio e l' indicazione di obiettivi precisi, secondo i ricercatori. Risultato? Il team ha scoperto che dal 2011 al 2017 si sarebbero verificati nel Paese 9.900 casi extra di malattie cardiovascolari e 1.500 casi di tumore allo stomaco, attribuibili proprio alle nuove politiche sul consumo di sale.
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