
Potrebbe essere a una svolta la lotta contro i tumori causati da una mutazione ereditaria del gene Brca1 (meglio conosciuto come 'gene Jolie'), come quelli del seno e dell'ovaio. I ricercatori dell'Università del Texas a San Antonio hanno scoperto un nuovo modo per fermare i tumori causati da questa mutazione ereditaria, la stessa per la quale l'attrice Angelina Jolie ha avuto, nel 2013, una doppia mastectomia preventiva e un intervento chirurgico ricostruttivo, una decisione che porto' a definire in gergo comune quella mutazione "gene Jolie". Tutto ruota attorno a minuscola molecola chiamata micro-Rna (Mir) 223-3p che impedisce alle cellule normali di commettere errori mentre ripara il Dna delle cellule stesse. Il grande ostacolo consiste nei tumori con mutazioni del gene Brca1 che invece la reprimono. Gli studiosi sono riusciti ad aggiungere la Mir 223-3p costringendo le cellule cancerose mutanti del Brca1 a morire. Di fatto la molecola si comporta come un interruttore della luce, disattivando le proteine che i tumori mutanti del Brca1 devono dividere correttamente. Senza queste proteine chiave nella divisione cellulare, i tumori mutanti di Brca1 si suicidano. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.
fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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