Carenza medici: no dai sindacati alle Regioni, l'ultima parola al Ministro

Sindacato | Redazione DottNet | 27/09/2019 21:02

Fnomceo dice no. In bozza patto Salute capitolo su formazione

Fanno discutere le proposte della Conferenza delle Regioni per far fronte alla carenza dei medici, a partire da quella di far accedere al Servizio Sanitario Nazionale anche i medici non ancora specializzati. Il giorno dopo la pubblicazione del documento della Conferenza sono scesi in campo i rappresentanti dei medici, che hanno espresso più di un dubbio sul piano. I 16 punti avanzati dai rappresentanti delle Regioni prevedono oltre all'utilizzo degli specializzandi anche l'istituzione di contratti autonomi e il lavoro in corsia fino a 70 anni. Il giudizio più duro viene dalla Fp Cgil che ha bollato le proposte come 'un pastrocchio'.

"Le proposte delle Regioni per affrontare la carenza di medici specialisti sono inadeguate, un pastrocchio - spiega Andrea Filippi, segretario Nazionale della Fp Cgil medici -. Sono soluzioni che frammentano i servizi sanitari più di quanto non lo siano già. Sono due gli orientamenti che si stanno sviluppando per risolvere il problema, uno che va nella direzione di introdurre nuove forme contrattuali nel Servizio Sanitario Nazionale declassando di fatto il contratto collettivo nazionale, l'altro che invece interviene attraverso una radicale riforma del sistema formativo. Quelle delle Regioni, invece, uscite ieri in un documento condiviso, seguono tutte le direttrici possibili per tappare i buchi al minor costo e a danno di cittadini ed operatori".  Dello stesso parere il commento del sindacato Cimo.

"A fianco di proposte di buon senso che potremmo anche condividere - spiega Quici - troviamo misure inammissibili come la deroga all'orario di lavoro, l'assunzione di neolaureati con approssimativi e difformi percorsi di formazione che non garantiscono competenze adeguate e l'assunzione a chiamata di liberi professionisti". Contro l'assunzione dei neolaureati è anche la Fnomceo. "I medici neolaureati, senza un adeguato percorso formativo, non possono lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale - afferma il presidente Filippo Anelli -. In ogni caso, restiamo dell'idea che, in primis, vadano impiegati gli specializzandi degli ultimi anni. Questo consentirebbe, tra l'altro, di liberare risorse per aumentare le borse già a 12.000, fronteggiando l'ondata di pensionamenti attesa per i prossimi anni".  

Più possibilista il sindacato dei medici di base Simg.  "Prendiamo atto della proposta delle Regioni di assumere specializzandi per contrastare la carenza di medici nel Ssn - commenta il presidente Claudio Cricelli -. Ci troviamo di fronte ad una situazione d'emergenza che però non può essere tamponata solo attraverso provvedimenti eccezionali". La parola ora passa al ministro della Salute Roberto Speranza, chiamato in causa da tutti perchè istituisca almeno un tavolo di lavoro sul tema. Nelle bozze del nuovo Patto per la salute, si è appreso ieri, c'è anche un capitolo sulla formazione dei medici specialisti, "valorizzandone il ruolo all'interno delle strutture sanitarie regionali pubbliche facenti parte della rete formativa, con progressiva autonomia e responsabilità coerenti con il grado di conoscenze e competenze acquisito". 

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