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Car-T, terapia genica e target therapy aprono nuove prospettive per curare i bambini

Sono linfociti artificiali che vengono armati in laboratorio di un recettore chimerico in grado di riconoscere l' antigene espresso dalle cellule della leucemia
Oncologia

Car-T, terapia genica e target therapy stanno aprendo nuove prospettive per curare i piccoli pazienti con patologie ematologiche e oncologiche. A fare il punto sono stati gli esperti intervenuti al XLIV Congresso nazionale medico e infermieristico di Aieop (Associazione italiana ematologia e oncologia pediatrica), conclusosi a Catania. Le statistiche evidenziano che oltre un adulto su 1.000 è sopravvissuto a un tumore che si è presentato durante l' infanzia o l' adolescenza. Di qui la necessità di puntare i riflettori sulle nuove soluzioni allo studio. A cominciare dall' immunoterapia che si avvale delle cellule Car (chimeric antigen receptor). Si tratta di linfociti artificiali, non esistenti in natura, che vengono armati in laboratorio di un recettore chimerico in grado di riconoscere l' antigene espresso dalle cellule della leucemia.

"I risultati del trattamento con cellule Car - ha evidenziato Adriana Balduzzi, membro del Consiglio direttivo Aieop - sono promettenti: le curve di sopravvivenza erano prima impensabili in fasi così avanzate di malattia.

Nel prossimo futuro la terapia verrà applicata nelle fasi più precoci di malattia e ci si attende che i risultati siano ancora migliori". "Le Car-T - ha evidenziato Marco Zecca, presidente di Aieop - apre nuove possibilità di cura per bambini affetti da leucemia linfatica acuta refrattaria/recidivata e altrimenti incurabile. La tossicità di questa terapia non è trascurabile. Sono richieste elevate competenze e risorse specialistiche per la gestione delle possibili complicanze per cui essa deve essere utilizzata solo in centri altamente specializzati". Notevoli sono anche i progressi compiuti dalla terapia genica per combattere le emoglobinopatie, in primis la thalassemia major, una malattia genetica diffusa nell' area mediterranea, dalla quale si stima che in Italia siano affetti circa 7.000 pazienti.

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La terapia tradizionale consiste nel ricevere trasfusioni ogni 2-3 settimane, a partire da poche settimane dopo la nascita e per tutta la vita, e farmaci per rimuovere dall' organismo il ferro in eccesso. Il trapianto di midollo osseo può guarire i pazienti, ma è gravato da un rischio di importante tossicità e limitato dalla difficoltà a trovare donatori compatibili. I risultati dei più recenti trial clinici, presentati durante il congresso da Franco Locatelli (nella foto), direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e terapia cellulare e genica dell' Ospedale Bambino Gesù di Roma, hanno mostrato come la thalassemia major possa essere guarita per mezzo della terapia genica. L' inserimento attraverso un vettore retrovirale di un gene beta-globinico funzionante può normalizzare la produzione di globuli rossi e correggere completamente la gravissima anemia di questi malati.

"Il trattamento - ha annunciato Zecca - sarà disponibile anche in Italia dall' anno prossimo e rappresenterà una ulteriore concreta opzione terapeutica che potrà cambiare in maniera significativa la storia naturale di questa grave malattia". Quanto ai tumori solidi in oncologia pediatrica, sono sempre più numerosi i nuovi farmaci 'target' (cioè diretti contro una specifica alterazione della cellula tumorale) disponibili per bambini e adolescenti. L' esempio più interessante, hanno detto gli esperti, è relativo ai farmaci inibitori di Ntrk, un gene che si trova riarrangiato come effetto di una traslocazione specifica di un tumore, il fibrosarcoma infantile, ma che recentemente è stata identificata anche in altri tumori. Tanto che i primi inibitori specifici di Ntrk sono stati approvati dall' Ema con un' indicazione tumore-agnostica, cioè indipendente dal tipo ma legata invece alla presenza della traslocazione.

"Oggi in Italia, nel contesto di protocolli specifici, sono disponibili - conclude Andrea Ferrari, membro del Consiglio direttivo Aieop - inibitori che agiscono su Ntrk, ma anche su altri geni come Alk e Ros1. Queste nuove molecole aprono scenari importanti per il futuro, ma la loro disponibilità pone nuove sfide in termini organizzativi, proprio per la ricerca di questi target, che solo raramente fanno parte del percorso diagnostico di routine, ma che occorre imparare a cercare anche in tumori dove fino a poco tempo fa non pensavamo potessero evidenziarsi, come i quelli cerebrali".

Oncologia
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