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Il controllo della glicemia diventa tecnologico con i micro-sensori

L'utilizzo dei nuovi dispositivi cresce al ritmo del 10-15% l'anno. Ancora troppe differenze tra regioni
Diabetologia

La tecnologia sempre più amica delle persone con diabete, specie dei giovani, tanto che per misurare la glicemia si avvicina 'l'addio' alle ripetute punturine sul dito. Restano però forti le differenze sul territorio e l'accesso è ad oggi ancora per pochi pazienti. Oggi la glicemia può infatti essere letta passando il cellulare sopra un discreto sensore 'a moneta', posizionato sulla parte alta del braccio o premendo il pulsantino di un glucosensore 'indossato' sull'addome o ancora leggendola su un ricevitore al quale arrivano 'notizie' da un minuscolo glucosensore impiantato sottocute. Sono gli strumenti per l'automonitoraggio del terzo millennio, lontani anni luce dalle classiche 'punturine' al dito per la misurazione della glicemia da una gocciolina di sangue: la necessità di pungersi ripetutamente (6-8 volte al giorno) rende infatti scomodo, doloroso e frustrante questo metodo.

    L'uso dei nuovi device di automonitoraggio cresce al ritmo del 10-15% l'anno e aiuterà a rivedere le 'istruzioni per l'uso' della gestione del diabete, anche perchè il metodo tradizionale si limita a 'fotografare' il valore di glicemia in quell'istante e non dà alcuna informazione sull'andamento della glicemia, cioè sulla sua tendenza verso l'alto o verso il basso nel tempo.  L'accesso in Italia ai nuovi device è però ancora limitato ed ogni regione prevede processi differenziati. A fare il punto è la Società italiana di diabetologia (Sid) che proprio a questo "mondo nuovo, con regole tutte da scrivere" ha dedicato un documento di consenso per analizzarne vantaggi e limiti attuali. Il documento, spiega il presidente Sid Francesco Purrello, "rappresenta la posizione della società scientifica: pieno appoggio ad un uso maggiore di queste nuove tecnologie, in particolare nei pazienti che ne hanno maggiori vantaggi. Sono i pazienti con diabete di tipo 1 o quelli che praticano iniezioni multiple di insulina ad essere i principali beneficiari di questo moderno tipo di monitoraggio, che ha dimostrato di ridurre il rischio di ipoglicemie e di aumentare il tempo che questi pazienti passano con un buon controllo metabolico durante la loro giornata".

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Il documento sottolinea tuttavia l'importanza di educare i pazienti, per iniziarli all'uso dei sensori e per interpretare correttamente le informazioni. I nuovi sensori per il monitoraggio continuo del glucosio sono però rimborsati a livello regionale e tra criteri che differiscono da regione a regione, risorse non sempre sufficienti e limitato numero dei centri prescrittori che rende difficile il percorso del paziente, i soggetti che realmente hanno accesso a queste nuove tecnologie in Italia sono ancora in numero limitato. "Necessariamente, ogni avanzamento tecnologico comporta dei costi aggiuntivi - commenta Agostino Consoli, presidente eletto della Sid -. In questo caso, tuttavia, parte dei costi aggiuntivi sono 'assorbiti' dalla riduzione del consumo di strisce reattive che, nel caso di persone con diabete in trattamento insulinico intensivo, può arrivare alle 7-10 strisce reattive al giorno. Purtroppo al momento ogni Regione ha deliberato modalità di accesso diverse a questi presidi, ed alcune sono eccessivamente restrittive. Ritengo - conclude - che si debba arrivare ad una definizione comune della regole che, partendo da considerazioni di appropriatezza e di costo-beneficio, consenta di individuare criteri di razionalizzazione delle risorse per garantire esclusivamente ai soggetti che ne possano trarre concreto beneficio l'accesso facile e gratuito a questi dispositivi".

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