
Oltre 4 milioni di italiani coinvolti. Schillaci: “Molti casi non diagnosticati”. De Cosmo (FeSDI): “Integrare clinica, digitale e governance”
Oltre 4 milioni di italiani coinvolti. Schillaci: “Molti casi non diagnosticati”. De Cosmo (FeSDI): “Integrare clinica, digitale e governance”
Dai farmaci ai ricoveri, dai dispositivi per il monitoraggio glicemico fino alla perdita di produttività: il diabete ha un impatto complessivo che supera i 20 miliardi di euro l’anno sul sistema Paese. È la stima emersa nel corso della terza edizione degli Stati Generali sul Diabete, in corso al CNEL, dove è stata rilanciata la necessità di una strategia nazionale 2026-2028 fondata su un approccio "per ecosistemi".
In Italia sono circa quattro milioni le persone con una diagnosi di diabete, ma il numero reale è più elevato. "A questi si aggiungono numerosi casi ancora non individuati", ha sottolineato Orazio Schillaci in un messaggio inviato agli Stati Generali. "Si tratta di una patologia legata ai determinanti sociali e agli stili di vita, che richiede politiche sanitarie capaci di integrare prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico".
Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2025, la prevalenza raggiunge il 15,5% nella fascia 65-74 anni e supera il 20% tra gli over 85, confermando il peso crescente della patologia anche in relazione all’invecchiamento della popolazione.
Il peso clinico ed economico della malattia
Negli ultimi anni il quadro normativo si è arricchito, a partire dalla cosiddetta Legge Pella sull’obesità, fino ai programmi di screening precoce nelle fasce più giovani. Tuttavia, la gestione della patologia resta complessa e disomogenea sul territorio.
"Le complicanze correlate al diabete possono ridurre l’aspettativa di vita in media di 6 anni", sottolinea Salvatore De Cosmo, presidente della Federazione delle società diabetologiche italiane (FeSDI). "Questi dati dimostrano che la diabetologia non può più limitarsi alla sola gestione clinica del paziente: deve integrare ricerca, tecnologie digitali, prevenzione e governance, per costruire percorsi personalizzati e ridurre le disuguaglianze territoriali".
Sulla stessa linea Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), che definisce il diabete "una delle principali sfide di sanità pubblica, non solo per la sua crescente diffusione ma anche per l’impatto sulla qualità della vita e sulla sostenibilità del sistema sanitario".
Prevenzione, territorio e digitale nella strategia nazionale
Nel suo intervento, Schillaci ha richiamato anche il ruolo degli strumenti di sanità pubblica già in fase di sviluppo. "In questa direzione si inserisce la legge che introduce programmi di screening per il diabete di tipo 1 nella popolazione pediatrica, per individuare precocemente la malattia e intervenire tempestivamente", ha spiegato, sottolineando anche il lavoro in corso per "sviluppare modelli di presa in carico multidisciplinare e potenziare l’assistenza territoriale, valorizzando le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalla telemedicina".
Nel dibattito è emerso anche il tema della prevenzione e degli stili di vita. "Lo sport va visto come un farmaco naturale", osserva Daniela Sbrollini, ricordando la proposta di legge per l’inserimento dell’attività fisica in ricetta medica.
L’approccio "per ecosistemi" indicato dagli Stati Generali punta a integrare sanità territoriale, digitalizzazione e innovazione organizzativa, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico e contenere nel tempo l’impatto clinico ed economico della patologia.
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