Intervento in animazione sospesa, prima volta al mondo

Medicina Interna | Redazione DottNet | 22/11/2019 18:49

La temperatura è stata abbassata sostituendo il sangue con una soluzione fredda

Per la prima volta al mondo negli Usa è stato effettuato un intervento su un paziente messo in animazione sospesa sostituendo il sangue con una soluzione salina fredda per fermare il danneggiamento dei tessuti. Gli autori, dell'università del Maryland, non hanno fornito indicazioni sull'esito, ma se la procedura si rivelerà efficace potrà essere usata in tutti i casi in cui ai chirurghi serve 'guadagnare tempo' per la riuscita di un'operazione. La notizia è stata riportata in esclusiva dalla rivista New Scientist, ma gli autori hanno rivelato di aver tentato la procedura 'in almeno un paziente' anche ad un simposio a New York.

Il tentativo fa parte di un test clinico che dovrebbe arruolare 20 persone, di cui dieci trattate in questo modo e le altre con la chirurgia tradizionale. I prescelti in questa fase sono tutti pazienti in condizioni estremamente critiche, con scarse probabilità di sopravvivenza e su cui i chirurghi avrebbero pochi minuti per intervenire proprio per i danni che subiscono i tessuti, soprattutto cerebrali, in carenza di ossigeno. I requisiti sono aver avuto un trauma molto grave, ad esempio da arma da fuoco, l'aver avuto un arresto cardiaco precedente e aver perso almeno metà del sangue. Il test è stato approvato dall'Fda, che proprio per la gravità delle condizioni dei pazienti ha acconsentito anche a eseguire la procedura senza il consenso dell'interessato, che verosimilmente è privo di sensi quando arriva in ospedale. La tecnica, chiamata Epr (Emergency preservation and resuscitation) consiste nel sostituire il sangue del paziente, a cuore fermo, con una soluzione salina fredda per portare il corpo intorno ai 10 gradi di temperatura. Questo blocca praticamente l'attività cellulare, evitando quindi i danni ai tessuti.

A questo punto i medici hanno due ore per operare e al termine dell'intervento il corpo viene riscaldato reintroducendo il sangue. Studi precedenti, sottolinea Samuel Tisherman, il ricercatore coinvolto, hanno dimostrato che sugli animali la tecnica permette di 'guadagnare tempo', e una volta stabilito se funziona potrebbe essere allargata ad altri ambiti. "Abbiamo pensato che fosse tempo di portarla ai nostri pazienti. Ora che lo stiamo facendo stiamo imparando molte cose. Una volta provato che funziona potremo espandere la tecnica per aiutare a sopravvivere pazienti che altrimenti non ce la farebbero", dicono gli autori. Al momento i ricercatori non hanno fornito nessun dettaglio né sul paziente né sull'esito, ma contano di pubblicare i risultati entro la fine del 2020.

 

fonte: New Scientist

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