Operatori sanitari Ue poco preparati contro i superbatteri

Infettivologia | Redazione DottNet | 26/11/2019 19:51

Non frena l'uso di antibiotici e la resistenza dei batteri più pericolosi. Meglio l'Italia

 Nell'Unione Europea resta costante l'uso di antibiotici, e complessivamente anche la resistenza dei batteri più pericolosi.  A dire che gli "sforzi messi in campi contro super batteri ancora non sono sufficienti" è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che, in occasione della Settimana contro l'Antibioticoresistenza, pubblica anche i risultati di una ampia indagine da cui emerge come gli operatori sanitari siano ancora poco preparati in materia. Nove su 10, ad esempio, non sanno che anche le persone sane possono essere portatori di superbatteri.  Il questionario è stato tradotto in 25 lingue, distribuito in 30 Paesi dell'Ue e dello Spazio economico europeo tramite un sondaggio online agli operatori sanitari e promosso tramite i social media.

Oltre 18.000 persone hanno risposto, tra medici, dentisti, infermieri, tecnici di laboratorio, dirigenti ospedalieri, farmacisti e altri professionisti della salute. Nel complesso la maggior parte degli intervistati è consapevole che gli antibiotici non hanno effetti su infezioni virali come l'influenza (97%). Al contrario, però, non sono preparati sui rischi legati alle infezioni resistenti (75%), così come sulla possibilità che persone sane possano essere portatrici di specie batteriche resistenti agli antibiotici (88%) che su di loro non hanno effetti particolari ma possono essere pericolose per chi ha difese immunitarie basse, come anziani, bimbi piccoli e malati cronici. I risultati sono un punto di partenza importante, secondo l'Ecdc, per capire in che direzione migliorare le campagne informative. Perché di strada da fare ce n'è ancora molta: queste le conclusioni del Rapporto dell'Ecdc 2018 sulla Resistenza alle principali classi di antibiotici, un fenomeno che in Europa uccide ogni anno 33.000 persone.  "Nonostante l'antibiotico-resistenza sia diventata una priorità a livello globale e la politica abbia messo in atto strategie per contrastare questo fenomeno - si legge - le azioni non sembrano essere ancora sufficienti a combatterla efficacemente".  

In particolare, tra il 2015 e il 2018, cala la percentuale di resistenza nello stafilococco aureo resistente alla meticillina ma ancora 8 Paesi su 30, tra cui l'Italia, hanno riportato percentuali di resistenza superiori al 25%. Inoltre, "preoccupa il continuo aumento" della resistenza nell'Enterococcus faecium.   La resistenza ai carbapenemi della Klebsiella pneumoniae per alcuni Paesi continua ad essere elevata, soprattutto in Italia, nonostante il nostro Paese abbia mostrato una diminuzione costante passando dal 34% nel 2016 al 27% nel 2018.  Tra le cause dello sviluppo di resistenza, anche l'eccessivo utilizzo di antibiotici, spesso specchio di inappropriatezza.   Secondo European Antimicrobial Consumption Surveillance Network del Ecdc, nel 2018, il consumo medio di antimicrobici prescritti al di fuori dell'ospedale è stato di 18,4 dosi al giorno per 1000 abitanti in Ue, un dato che non mostra variazioni significative rispetto agli ultimi 10 anni. Tuttavia, trend in diminuzione sono stati osservati per 9 Paesi, tra cui l'Italia.  Trend in aumento, invece, in Bulgaria, Irlanda, Lettonia, Polonia. 

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