
Sei pazienti su 10 ricevono un primo intervento chirurgico inadeguato
Nel caso di tumori rari come i sarcomi, scegliere attentamente la struttura a cui rivolgersi, può fare la differenza. Circa 4 diagnosi iniziali su 10, infatti, sono sbagliate. Così come si calcola che circa 6 pazienti su 10 vadano incontro, in prima battuta, a un trattamento chirurgico inadeguato, con conseguenze sulla probabilità di guarigione, di sopravvivenza e sulla qualità di vita dei pazienti. Spesso, però, è difficile orientarsi. Per aiutare i pazienti e gli esperti a avere informazioni, è online una nuova pagina del sito web del Trust Paola Gonzato-Rete Sarcoma Onlus, che raccoglie l'elenco dei centri specializzati, a cui è consigliabile rivolgersi.
Il primo delicatissimo step è quello della diagnosi istologica, perché la rarità e i diversi tipi di sarcoma (oltre 70) rendono difficile per i pazienti ottenere diagnosi corrette e accurate oltre che tempestive.
Questi centri sono chiamati Hub e in Italia sono già stati identificati quelli che fanno parte della Rete Europea di Riferimento. Necessitano però di un sistema di collegamento "a rete" con i centri spoke, ora in fase di definizione da parte delle Regioni. Ci sono anche casi in cui la chirurgia non basta o non è indicata: in questo caso, l'adroterapia è un tipo di radioterapia avanzata, ad alta energia, che utilizza fasci accelerati di ioni di carbonio e di protoni anziché i raggi X. Questa tecnologia altamente specialistica può essere messa a disposizione, qualora indicato, solo in pochissimi centri al mondo, tra cui il Centro di Proton terapia di Trento e il Cnao di Pavia. Nel 2017, ricorda Gonzato, "l'adroterapia è stata riconosciuta nei LEA, e quindi è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in dieci famiglie di tumori, tra cui alcuni cordomi e condrosarcomi della base del cranio, i sarcomi dei tessuti molli e sarcomi ossei e le recidive già sottoposte a radioterapia".
La fotografia con la lista completa, e in continuo aggiornamento dei centri, conclude, "è stata messa a punto con il supporto delle società scientifiche di riferimento e nasce dal desiderio di rispondere alle domande delle tante persone che ci contattano quotidianamente per sapere a chi rivolgersi".
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
Dallo screening organizzato alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche: le evidenze emerse dall’EAU 2026 raccontano un cambio di paradigma nella gestione della neoplasia
Commenti