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Leucemia linfatica cronica, con acalabrutinib piu tempo di remissione

E' una molecola che regola la risposta immunitaria
Farmaci

Leucemia linfatica cronica: un farmaco che regola la risposta immunitaria, acalabrutinib, migliora significativamente il tempo libero da progressione di malattia o morte. Lo dimostrano i risultati di un'analisi a interim dello Studio di Fase III ELEVATE-TN, che mostrano come questa molecola, sia in combinazione con obitunuzumab che somministrato in monoterapia, migliori la sopravvivenza libera da progressione rispetto al trattamento con chlorambucil in combinazione con obinutuzumab, uno dei trattamenti chemio-immunoterapici standard per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica non precedentemente trattati. A presentare i risultati è AstraZeneca. È emerso, da un'analisi dell'Indipendent Review Committee presentata nell'ambito del Congresso dell'American Society of Hematology 2019, che l'88% dei pazienti trattati con acalabrutinib come monoterapia non presenta segni di progressione della malattia o morte dopo 24 mesi di trattamento.

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  "I risultati dello Studio Elevate-Tn - evidenzia Paolo Ghia, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele - che confronta acalabrutinib, sia come monoterapia che in combinazione con obinutuzumab, con un regime di trattamento chemio-immunoterapico comunemente utilizzato, mostrano un miglioramento clinicamente significativo della sopravvivenza libera da progressione per i pazienti anziani o giovani con più patologie affetti da leucemia linfatica cronica e non pre trattati, confermandosi una potenziale nuova opzione per il trattamento di prima linea di questa patologia. I risultati di tollerabilità e sicurezza si sono inoltre rivelati incoraggianti". Anche gli eventi avversi sono minori:il verificarsi di tali eventi ha portato all'interruzione del trattamento, rispettivamente, nell'11,2% dei pazienti trattati con acalabrutinib in combinazione con obinutuzumab e nell'8,9% dei pazienti trattati con acalabrutinib in monoterapia, rispetto al 14,1% dei pazienti trattati con chlorambucil più obinutuzumab.

Farmaci
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