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Pensione di vecchiaia: fino al 2023 l'età resta a 67 anni

Va ricordato che, insieme ai 67 anni di età, per andare in pensione occorrono anche almeno 20 anni di anzianità contributiva
Previdenza

Fino al 31 dicembre 2022 i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (ospedalieri e medici dipendenti Asl) continueranno ad andare in pensione di vecchiaia a 67 anni di età. Infatti, il Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, di concerto con quello del Lavoro, del 5 novembre 2019 ha certificato che l’aumento della "speranza di vita" certificato dall’Inps nel 2017 e 2018 non è tale da determinare un ulteriore incremento dell’età pensionabile presso le gestioni Inps.

In realtà, le prime stime ipotizzavano un incremento di un mese, ma tale rideterminazione non scatterà, grazie ad un particolare gioco degli arrotondamenti (terza cifra dopo la virgola, anziché la prima, come accaduto in passato). Il blocco dell’età di vecchiaia fa il paio con il blocco dei requisiti (ex legge Fornero) per il pensionamento anticipato: restano a 43 anni ed un mese di contribuzione (tenuto conto della finestra trimestrale introdotta insieme alla Quota 100) per gli uomini e a 42 anni ed un mese per le donne. In questo caso, la cristallizzazione dei requisiti è stata introdotta dalla manovra dello scorso anno e resterà in vigore sino al 31 dicembre 2026.

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Va ricordato che, insieme ai 67 anni di età, per andare in pensione occorrono anche almeno 20 anni di anzianità contributiva, in mancanza dei quali è consentito restare in servizio fino ai 71 anni di età. Sono diversi (ma anch’essi non cambiano) i requisiti per il pensionamento nel sistema totalmente contributivo, per i soggetti che hanno iniziato a lavorare (e a versare in previdenza) soltanto a partire dal 1° gennaio 1996. In questo caso, per la pensione di vecchiaia, oltre ai 67 anni di età e 20 di contributi, si può conseguire il diritto anche con soli 5 anni di contribuzione, ma a 71 anni di età.

Molto più interessante la pensione anticipata con il regime contributivo, per la quale, sempre fino al 31 dicembre 2026, bastano 64 anni di età e 20 anni di contributi, sempre con applicazione di una finestra trimestrale di uscita. 

Non cambiano i requisiti per i medici liberi professionisti e convenzionati iscritti all’Enpam. Fino a data da destinarsi (cioè alla prossima riforma) la pensione di vecchiaia si consegue al compimento dei 68 anni di età, senza alcun requisito minimo di contribuzione (salvo il caso di una cessazione precedente, laddove sono richiesti 15 anni di contribuzione). La pensione di anzianità presuppone invece il possesso di 42 anni di contributi con qualunque età anagrafica, ovvero un minimo di 35 anni di contributi e 62 anni di età.

E’ sempre il caso di ricordare che i requisiti Inps, che sembrano lontanissimi, diventano molto più abbordabili attraverso il cumulo gratuito dei contributi, mettendo insieme Inps ed Enpam ed aggiungendo il riscatto dei 6 anni di laurea. In questo modo non sono poche le dottoresse che possono riuscire a conseguire il diritto a pensione anticipata già poco dopo il compimento del 61° anno di età, mentre gli uomini soltanto un anno più tardi.

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