Dalla flora intestinale un marcatore per la malattia arteriosa periferica

Neurologia | Redazione DottNet | 02/01/2020 18:52

Una molecola predice la patologia che colpisce 1 ultra-65 su 5

Una molecola prodotta dalla flora intestinale diventa un marcatore che permette di fare un'analisi sul rischio di mortalità nei pazienti con malattia arteriosa periferica. A dirlo è un gruppo di ricercatori spagnoli della Navarra in un articolo pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Secondo lo studio, al 20% dei pazienti ultra-sessantacinquenni viene diagnosticata una malattia arteriosa periferica. Questa condizione medica è una causa importante di patologia vascolare acuta e cronica ed è associata a un alto rischio di infarto miocardico, ictus ischemico, amputazione degli arti e morte. I pazienti con malattia arteriosa periferica presentano principalmente alti livelli di arteriosclerosi, infiammazione cronica delle arterie e dolore agli arti inferiori. A seconda del grado di malattia, la loro qualità di vita diminuisce in modo significativo. "Il problema principale è che i sintomi si manifestano quando la malattia è avanzata, il che riduce l'efficacia del trattamento", spiega Carmen Roncal, ricercatrice che ha condotto l'analisi.

In questo lavoro sono sono stati studiati i livelli di trimetilammina-N-ossido (Tmao), un metabolita derivato dalla flora batterica intestinale, che è stato associato al rischio di aterosclerosi, alla gravità e alla prognosi della malattia e conferma che i pazienti con questo metabolita hanno un aumentato rischio di morte cardiovascolare. Poiché il Tmao viene generato nei batteri intestinali, la produzione di questo metabolita è direttamente correlata al cibo. "Sappiamo che l'assunzione di carne rossa, uova, crostacei, latticini, incoraggia i batteri intestinali a metabolizzare questi alimenti in molecole intermedie che, dopo essere state assorbite dall'organismo, danno origine al Tmao per azione degli enzimi epatici - spiegano gli studiosi - Pertanto, seguire una dieta sana può aiutare a modificare il microbiota intestinale, in modo da ridurre la produzione di metaboliti dannosi per ogni paziente". 

 

fonte: Scientific Reports

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