Istituto Pascale, ricercatrici in campo contro il tumore al fegato

Oncologia | Redazione DottNet | 06/01/2020 19:29

A partire dal 2020 una nuova speranza potrebbe arrivare da due studi condotti da due giovani ricercatrici del gruppo di ricerca di Luigi Buonaguro

Terza causa di morte oncologica nel mondo, il carcinoma epatocellulare (HCC) - la forma più comune di tumore del fegato - è considerato un big killer con circa 800mila decessi ogni anno a livello globale. I principali fattori di rischio sono l'infezione cronica dai virus epatici B e C e l'assunzione cronica di alcool. Finora le strategie immunoterapeutiche - mirate a risvegliare il sistema immunitario contro il tumore - non hanno dato i risultati auspicati. A partire dal 2020 una nuova speranza potrebbe arrivare da due studi condotti da due giovani ricercatrici del gruppo di ricerca di Luigi Buonaguro, responsabile della struttura dipartimentale di Immunoregolazione Tumorale dell'Istituto Pascale di Napoli e leader internazionale sullo sviluppo di nuove strategie immunoterapeutiche per l'HCC. 

Studi su nuove combinazioni immunoterapeutiche, rende noto il Pascale, in grado di indurre temporaneamente un'efficace risposta antitumorale e controbilanciare il microambiente tumorale immunosoppressivo, di Mariella Tagliamonte, e sull'individuazione di nuovi bersagli molecolari, in particolare neo-antigeni mutati tumore-associati, a firma di Angela Mauriello, sono stati pubblicati su Cancers e Cancer Letters, due riviste oncologiche mondiali con un impatto molto alto.     Biologa con specializzazione e dottorato in medicina sperimentale, quarantacinque anni, di Torre del Greco, Mariella Tagliamonte fa parte del gruppo di lavoro di Buonaguro da venti anni e da dieci lavora sul tumore del fegato. La sua stabilizzazione al Pascale è avvenuta lo scorso 30 dicembre. Ha solo trenta anni, invece, Angela Mauriello, di Marano, biotecnologa, lavora da due anni al Pascale come contrattista dopo una laurea sui tumori epatocellulari.  

  "Le terapie a nostra disposizione - spiega Luigi Buonaguro - offrono il 70 per cento di sopravvivenza a 5 anni solo negli stadi molto precoci della malattia. L'unico farmaco sistemico approvato per i pazienti in fase avanzata (Nexavar) ha un'efficacia molto limitata misurabile in pochi mesi. In questo scenario, devono essere sviluppate nuove strategie terapeutiche per l'HCC e l'immunoterapia rappresenta una grande promessa. A tutt'oggi però le diverse strategie immunoterapeutiche (checkpoint inhibitors, vaccini terapeutici, terapie cellulari) non hanno fornito risultati soddisfacenti quando applicate individualmente. Di conseguenza, la ricerca traslazionale pre-clinica e clinica è necessaria per fornire dati sperimentali essenziali allo scopo di aumentarne l'efficacia". "Tali contributi aggiungono un tassello significativo alle conoscenze per lo sviluppo di terapie più efficaci per i pazienti affetti da HCC - dice il direttore scientifico Gerardo Botti - Inoltre forniscono al gruppo di Luigi Buonaguro informazioni fondamentali per continuare gli studi sul vaccino HEPAVAC, primo vaccino al mondo sul tumore al fegato, di cui saranno resi noti i risultati nei primi mesi del 2020, e per sviluppare nuove strategie terapeutiche vaccinali nell'ambito del programma regionale di lotta alle patologie oncologiche".

  "Siamo molto confidenti - aggiunge il direttore generale, Attilio Bianchi - di essere sulla strada giusta nella patologia oncologica epatica. Anche i recenti investimenti in ricerca oncologica decisi dalla regione Campania ci fanno ben sperare in questo senso. Complimenti al gruppo di Buonaguro e in particolare a queste due giovani donne, orgoglio come tutti i nostri ricercatori, del Pascale". 

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