Cina, è allarme sul virus 'misterioso': aumentano i casi

Infettivologia | Redazione DottNet | 20/01/2020 19:58

Al momento due casi dell'infezione dovuta a un coronavirus 'parente' della Sars si sono verificati in Thailandia e uno in Giappone

Il nuovo coronavirus, della stessa famiglia della Sars, comparso in Cina nella città di Wuhan, che dallo scorso dicembre ha già fatto registrare tre vittime e circa 200 casi confermati, è trasmissibile da uomo a uomo. La conferma della temuta modalità di trasmissione interumana, già ritenuta verosimile dal direttore Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità Gianni Rezza, è giunta da un rinomato esperto della Commissione della salute pubblica del governo cinese, Zhong Nanshan. Cresce dunque l'allerta internazionale, a pochi giorni dal Capodanno cinese, e negli aeroporti sono scattati i controlli, incluso l'aeroporto di Roma Fiumicino con misure di monitoraggio e locandine informative per i viaggiatori.

Intanto, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha convocato il Comitato di emergenza in merito al nuovo coronavirus. Il comitato si riunirà il 22 gennaio a Ginevra per accertare se il focolaio di casi "rappresenti un'emergenza di salute pubblica di livello internazionale e quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla". Il pensiero va infatti inevitabilmente all'epidemia di Sars che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), tra il 2002 e il 2003 fece registrare 813 decessi e 8.437 contagi in una trentina di Paesi: anche in questo caso alla base dell'infezione respiratoria era un coronavirus comparso in Cina. Gli esperti invitano però alla cautela nelle similitudini e invitano a non creare allarmismo, sottolineando come si tratti ora di un nuovo ceppo del virus. 

Dopo vari casi di 'polmonite misteriosa' segnalati lo scorso dicembre a Wuhan (con un legame con il mercato di Huanan Seafood, un mercato all'ingrosso di frutti di mare e animali vivi), il 9 gennaio 2020 il CDC cinese ha reso nota infatti l'identificazione di un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come agente che ha causato le polmoniti ed è stata resa pubblica la sequenza genomica. Ad oggi, due casi sono stati segnalati anche a Pechino ed uno a Shenzhen al Sud, ed alcuni si registrano pure fuori dalla Cina ed associati a viaggi: due in Thailandia, uno in Giappone ed uno in Corea del Sud. Insomma, il virus sta circolando e secondo una stima dell'Imperial College di Londra i casi reali potrebbero essere circa 1.700. 

"Il fatto che casi si siano verificati anche fuori dalla Cina e dalla città di Wuhan, centro del focolaio - spiega Rezza - induce a pensare che da Wuhan si sia determinata una certa trasmissione, ed è inverosimile che sia riconducibile al solo bacino animale. Inoltre, notizie non ufficiale parlano anche di alcuni casi del virus, ma molto limitati, in persone che non hanno visitato o soggiornato a Wuhan. Tutti elementi che ci fanno pensare ad una trasmissione interumana". A questo punto, avverte, "non si può escludere che casi possano arrivare anche in Europa e in Italia, ma l'importante è identificarli ed isolarli subito. Se si interviene con rapidità si può infatti bloccare la diffusione, isolando gli infetti e procedendo alla quarantena dei contatti, ma è chiaro - precisa - che questo si può fare solo se gli infetti non sono tanti". E sono cinque, in 16 anni, i virus che hanno fatto il 'salto di specie', ossia che dagli animali che li ospitavano sono diventati capaci di trasmettersi da uomo a uomo, rileva la virologa Ilaria Capua, secondo la quale si tratta di un "forte campanello d'allarme". 

Quanto al rischio che il virus possa arrivare anche in Occidente, "la probabilità di introduzione del virus nell'Unione Europea è considerata bassa, anche se - afferma il ministero della Salute - non può essere esclusa". L'Italia, all'aeroporto di Fiumicino, ha 3 voli diretti con Wuhan, e numerosi voli non diretti. Come previsto dal Regolamento Sanitario Internazionale, dunque, a Fiumicino è in vigore una procedura sanitaria per verificare l'eventuale presenza a bordo degli aerei provenienti da Wuhan di casi sospetti sintomatici e il loro eventuale trasferimento in bio-contenimento all'Istituto Spallanzani di Roma. Nell'aeroporto sono state anche affisse locandine informative. Da parte sua, l'Oms incoraggia tutti i Paesi a rafforzare la sorveglianza delle infezioni respiratorie acute acute ma, al momento, non raccomanda alcuna restrizione per i viaggi ed il commercio.

I consigli del Ministero

"Consultate il medico e vaccinatevi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l'opportunità di rimandare viaggi non necessari". Sono i consigli ai viaggiatori diretti alla città cinese di Wuhan, dove si è sviluppato il focolaio di un nuovo coronavirus, contenuti nelle locandine informative del ministero della Salute e che sono state affisse nell'aeroporto di Roma Fiumicino. Tosse, febbre e difficoltà respiratorie i campanelli d'allarme da considerare, avverte il dicastero, che ai rischi della polmonite da nuovo coronavirus dedica ampio spazio sul proprio sito, anche con una serie di domande e risposte.

Dal titolo 'Polmonite da nuovo coronavirus. Consigli ai viaggiatori internazionali diretti a o di ritorno da Wuhan in Cina', la locandina informa che nella città di Wuhan "è in corso un'epidemia di polmonite. Attualmente - si spiega - è stata identificata la causa in un nuovo coronavirus (2019-nCoV): i sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola e difficoltà respiratorie". I coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Questo nuovo coronavirus è un nuovo ceppo che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo. Dal ministero, dunque, alcuni consigli "prima di partire" per Wuhan, tra cui quello di vaccinarsi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio e quello di valutate l'opportunità di rimandare viaggi non necessari. Consigli, poi, di cui tener conto "all'arrivo" a Wuhan: "Applicate misure igieniche quali: lavate frequentemente le mani con acqua e sapone, coprite la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite (non con le mani).

Evitate il contatto con persone affette da malattie respiratorie. Evitate luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi. Evitate di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti. Rivolgetevi a un medico o a una struttura sanitaria qualora compaiano sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie). Non mettetevi in viaggio se siete malati. Per qualsiasi necessità contattare la vostra Ambasciata o il vostro Consolato". Il ministero invita alla massima attenzione anche al ritorno in Italia: "se nelle due settimane successive al vostro ritorno si dovessero presentare sintomi respiratori (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie) a scopo precauzionale contattate il vostro medico di fiducia, riferendo del vostro recente viaggio". Non esiste un trattamento specifico per la malattia causata da un nuovo coronavirus: il trattamento, chiarisce il ministero, deve essere basato sui sintomi del paziente e la terapia di supporto può essere molto efficace.

I casi del 'virus misterioso' che ha causato un focolaio nella città cinese di Wuhan sarebbero molti di più della cinquantina identificati finora, e arriverebbero a 1700. Lo affermano gli scienziati dell'Imperial College di Londra, in base a un calcolo che tiene conto del fatto che tre sono stati 'esportati' all'estero. Al momento due casi dell'infezione, dovuta a un coronavirus 'parente' della Sars, anche se molto meno letale, si sono verificati in Thailandia e uno in Giappone, tutti in persone provenienti dalla città cinese di Wuhan che ha 11 milioni di abitanti e un aeroporto internazionale.

Secondo gli esperti, riporta la Bbc, proprio il fatto che il virus, che finora ha fatto due morti, sia stato 'esportato', fa pensare che il focolaio di partenza sia molto più ampio. Una proiezione basata sul traffico aereo da Wuhan, spiega Neil Ferguson, l'autore principale dello studio pubblicato per ora solo sul sito dell'Università, porta appunto a 1700 casi. Un focolaio di questa portata, sottolinea l'esperto, fa pensare ad una possibilità di trasmissione da uomo a uomo, finora esclusa dall'Oms e dalle autorità cinesi. "Non c'è bisogno di essere allarmisti - afferma - ma l'ipotesi dovrebbe essere presa in considerazione seriamente".  Al momento, oltre a Thailandia e Giappone, anche Singapore e Hong Kong hanno intensificato i controlli negli aeroporti, e anche gli Usa hanno annunciato misure simili negli aeroporti di San Francisco, Los Angeles e New York.

Secondo il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie il rischio di esportazione di un caso in Europa è 'basso', anche se ci sono tre aeroporti che hanno voli diretti con la città di Wuhan.   Il mercato da cui si è originato il focolaio, scriveva nei giorni scorsi l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) è stato chiuso il primo gennaio. "Le prove raccolte suggeriscono che il focolaio è associato all'esposizione al mercato di Wuhan - si legge nella nota - e in questo momento non ci sono segnalazioni di infezioni tra gli operatori sanitari e prove evidenti di trasmissione da uomo a uomo".

E dopo una battaglia giocata in gran parte fuori dai laboratori, sui social media e a colpi di hashtag, la Cina ha pubblicato, una settimana fa circa, su una piattaforma online liberamente accessibile, la parte iniziale della sequenza genetica del virus misterioso. La sequenza è stata depositata nelle GenBank, la banca dati punto di riferimento internazionale per i dati genetici. Tutti i ricercatori del mondo hanno ora la possibilità di studiare la mappa genetica e di analizzarla per dare un'identità a questo nuovo virus, così enigmatico da non avere ancora un nome. Per i ricercatori la malattia di cui è responsabile è infatti una "polmonite virale dalle cause sconosciute", come rilevano gli esperti dei Cdc cinesi.

  Secondo il past president della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e ordinario di infettivologia all'Università di Milano, Massimo Galli, l'ipotesi suggerita da ricercatori dell'Imperial College di Londra "è da considerarsi verosimile". "Tenendo conto di vari dati di popolazione è stato da loro calcolato che le probabilità che una persona con l'infezione si possa imbarcare su un volo internazionale sarebbe di 1 a 574. Poiché sono già tre le persone con l'infezione scese da un volo che le ha portate fuori dalla Cina, il conto totale è presto fatto (574x3=1722 infettati). Questo però non vuol dire che sia probabile trovarci prossimamente il virus 'in casa'".  Il virus, per gli infettivologi, non è simile né a quello della Sars, emersa in Cina nel 2002 e responsabile di 8.098 casi con 774 decessi, né a quello della Mers, isolato per la prima volta a Londra nel 2012 in un paziente con una grave sindrome respiratoria proveniente dal Medio Oriente e di cui si segnalano in tutto 2494 casi, con 858 morti.

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