Aggressioni per un medico su due: occorre intervenire

Professione | Redazione DottNet | 01/02/2020 14:33

Incontro della Fimmg con Carfagna. Anelli: subito la legge

«Al VicePresidente della Camera Mara Carfagna abbiamo riportato la voce, e quindi le istanze di un’intera categoria, rispetto ad un fenomeno odioso e francamente inaccettabile». Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli commenta così l’incontro tenutosi all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Napoli con la vicepresidente duella Camera dei Deputati Mara Carfagna. All’incontro di stamane hanno preso parte anche il vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Napoli Bruno Zuccarelli e il segretario Luigi Sodano.

Nel merito, prosegue il dibattito sull’iter di approvazione della legge che mira a tutelare i medici e gli operatori della sanità dalle sempre più frequenti aggressioni. «A Roma - dice Scotti - si discute in questo momento sull’opportunità di fare presto, e quindi non apportare particolari modifiche alla legge, o fare meglio. Chiaramente il nostro punto di vista, considerato il largo accordo bipartisan che c’è su questo tema è che si possa fare presto e bene, se mettiamo insieme il voto unanime precedente al Senato e l’idea che il bicameralismo serva a migliorare le cose, le conferenze dei capigruppo delle due Camere potrebbero accordarsi sul punto di caduta migliore e accelerare in accordo con le Presidenze di Camera e Senato il calendario di discussione della legge, l’On. Carfagna si è resa disponibile sia a recepire i contenuti per migliorare la legge, sia per facilitare i percorsi parlamentari.  La VicePresidente della Camera ha anche raccolto la nostra richiesta alle istituzioni politiche del Paese che possa esserci un momento di riconoscimento simbolico per la classe medica italiana, perché riteniamo che i simboli abbiano ancora un grande valore educativo per la popolazione e sono essenziali per motivare una intera classe di professionisti che vedono svilita la propria dignità professionale e umana dalle continue aggressioni. Sarebbe particolarmente bello e utile a motivare, in questo momento, una professione che sta dando il meglio di se a tutti i livelli sulla crisi di emergenza globale per il coronavirus, quale momento migliore che quello in cui i cittadini hanno le massime aspettative a soluzione delle loro paure su una infezione sconosciuta, che fargli comprendere il valore quotidiano e silenzioso di tanti medici di questo Paese, ritrovando così una nuova e più forte alleanza ».

Sull'argomento interviene anche il presidente della Fnomceo Anelli: per sconfiggere quella che sta diventando una vera e propria emergenza di sanità pubblica tre sono le direttrici da seguire: quella legislativa, quella organizzativo-strutturale, quella culturale di formazione degli operatori e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. E, dopo aver fotografato il fenomeno presentando i dati del questionario condotto da Fnomceo, che raccontano come, nell’ultimo anno, il 50% dei 5024 medici intervistati abbia subito aggressioni verbali e il 4% violenza fisica, Anelli è tornato a chiedere un Decreto Legge.

“I fatti di cronaca dimostrano che non possiamo più aspettare - ha affermato -. La situazione drammatica in cui versano i nostri medici e operatori sanitari richiede l’emanazione di un provvedimento d’urgenza da parte del Governo. Occorre un Decreto Legge che renda subito efficaci i provvedimenti contenuti nel DDL approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera: l’aumento delle pene e la procedibilita d’ufficio”. “Ma questo non basta - ha proseguito -. È giusto dissuadere gli aggressori e tutelare anche quei colleghi che non vogliono o non se la sentono di denunciare. L’azione più importante è, però, quella di mettere in sicurezza i medici e gli operatori, facendo applicare la normativa e aggiornandola secondo le nuove esigenze e la valutazione dei rischi e prevedendo presidi di polizia nei pronto soccorso e nelle sedi pericolose”.
 
“Occorre infine una svolta a livello culturale - ha concluso -. È con questo obiettivo che abbiamo messo a disposizione dei nostri iscritti corsi di formazione ad hoc per informare e prevenire le aggressioni. È sempre con lo stesso fine che ci siamo fatti promotori prima delle campagne di comunicazione, ora del docufilm “Notturno”, che racconta, attraverso la storia di un turno di notte, intercalata da testimonianze reali, le paure e la solitudine dei medici e degli altri operatori della sanità”. 
 

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