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Inps, fino al 2022 la pensione resta a 67 anni

Un adeguamento è atteso per il 2023
Previdenza

I requisiti di accesso al pensionamento adeguati agli incrementi alla speranza di vita non cambiano almeno fino all'inizio del 2023. Lo precisa una circolare dell'Inps che spiega quanto previsto nel decreto 5 dicembre 2019 dei ministeri dell'Economia e del Lavoro. Si andrà in pensione di vecchiaia quindi a 67 anni anche nei prossimi due anni mentre un adeguamento è atteso per il 2023.

Si potrà andare in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi se donna) con una decorrenza di tre mesi (la cosiddetta finestra) fino al 31 dicembre 2026. Per coloro che sono interamente nel sistema contributivo e hanno maturato un assegno superiore a 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale la pensione anticipata si perfeziona anche per il biennio 2021/2022 al raggiungimento dei 64 anni. I lavoratori precoci (quelli che hanno almeno un anno di contributi entro i 19 anni) potranno andare in pensione con 41 anni di contributi fino al 2026. L'Inps precisa che i requisiti non cambiano per i prossimi due anni neanche per gli altri sistemi di accesso alla pensione.

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I soggetti per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni in materia di requisiti per il diritto a pensione con il sistema delle c.d. quote (i salvaguardati rispetto alla legge Fornero), possono conseguire il diritto ove in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 35 anni e di un'età anagrafica minima di 62 anni, fermo restando il raggiungimento di quota 98, se lavoratori dipendenti pubblici e privati, ovvero di un'età anagrafica minima di 63 anni, fermo restando il raggiungimento di quota 99, se lavoratori autonomi iscritti all'Inps.

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