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Investimenti Enpam, Isde chiede lo stop al settore militare. L’ente replica: “Nessun cambio di rotta”

Previdenza Redazione DottNet | 10/03/2026 12:13

L’associazione dei medici per l’ambiente solleva il tema degli investimenti etici della cassa previdenziale dei medici. Enpam respinge i timori.

Il tema degli investimenti etici torna al centro del dibattito nella comunità medica. L’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde Italia) ha inviato una lettera aperta alla presidenza dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam) chiedendo di escludere in modo esplicito investimenti nell’industria militare e in quella fossile.

La richiesta nasce dalla "forte e motivata preoccupazione in merito alla possibilità che le risorse previdenziali dei medici possano essere indirizzate verso investimenti nel settore degli armamenti". La lettera è firmata dal presidente di Isde Roberto Romizi e dal referente per i rapporti con Enpam Marco Calgaro.

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Al centro della questione c’è il ruolo dell’Enpam come gestore del patrimonio previdenziale dei medici italiani, che ammonta a circa 27 miliardi di euro ed è alimentato dai contributi obbligatori degli iscritti agli Albi. Proprio per questo, secondo Isde, le scelte di investimento non possono prescindere da criteri etici coerenti con la missione sanitaria della professione.

Nella lettera si fa riferimento anche alla partecipazione dell’Enpam, nel maggio 2025, al Defence Investment Forum di Roma e al contesto europeo legato al piano RearmEU, che punta a mobilitare anche capitali privati per il settore della difesa. L’associazione esprime inoltre preoccupazione per i "tentativi di ridefinizione dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) con il rischio di includere l’industria bellica all’interno di strumenti finanziari presentati come ‘etici’".

"Come medici contribuenti – si legge nella lettera – riteniamo di avere il diritto di pretendere un uso etico delle risorse accantonate grazie ai nostri contributi, orientandole verso finalità che promuovano salute, benessere sociale e pace, e non verso settori che alimentano conflitti e distruzione".

La replica di Enpam

Alla richiesta di chiarimenti ha replicato lo stesso ente previdenziale dei medici, respingendo l’ipotesi di un cambiamento nelle politiche di investimento.

"Non c’è alcuna ambiguità negli investimenti Enpam e non c’è ragione di pensare che l’ente abbia cambiato rotta", afferma l’ente. Enpam ricorda che la propria strategia di investimento è già orientata da criteri di sostenibilità e che da alcuni anni ha adottato l’approccio integrato One Health come principio guida delle proprie politiche.

"La professione medica è, in primis, professione di presa in carico per tutelare la salute e per curare le malattie", sottolinea l’ente.

Per monitorare l’aderenza ai principi di responsabilità ambientale, sociale e di governance, Enpam ha inoltre introdotto un sistema di valutazione interno denominato ESR (Enpam Sustainable Rating). Secondo l’ente, l’applicazione di questi criteri ha già prodotto risultati misurabili: "l’adozione di questa metrica ha portato Enpam ad avere investimenti con un’impronta di carbonio di oltre il 23% inferiore rispetto al mercato".

Il tema degli investimenti etici nelle casse professionali

Il confronto sollevato dalla lettera di Isde riporta comunque l’attenzione su una questione più ampia, che riguarda l’orientamento degli investimenti delle grandi casse previdenziali professionali.

Enti come Enpam gestiscono patrimoni molto rilevanti, costruiti attraverso i contributi obbligatori dei professionisti iscritti. Per questo motivo negli ultimi anni il tema dell’allineamento tra politiche di investimento, criteri ESG e responsabilità sociale delle istituzioni previdenziali è diventato sempre più centrale anche nel dibattito interno alle professioni sanitarie.

In questo contesto la discussione sugli investimenti etici della previdenza dei medici è destinata con ogni probabilità a restare aperta anche nei prossimi mesi.

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