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Psichiatria, SIEP e Coscioni: "Chiarire quando deve intervenire la polizia"

Lettera al Viminale per rivedere la circolare del 2019. "Il Tso non può diventare lo strumento per gestire un'aggressione in corso".
Psichiatria

Ridefinire il ruolo delle forze dell'ordine nelle emergenze che si verificano nei reparti di psichiatria e superare le ambiguità applicative della circolare del Ministero dell'Interno del 6 novembre 2019. È quanto chiedono la Società italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP) e l'Associazione Luca Coscioni in una lettera inviata al Viminale e al Dipartimento della Pubblica sicurezza.

L'iniziativa è sostenuta anche dalla Società italiana di Psicopatologia e dal Collegio nazionale dei Dipartimenti di salute mentale e arriva dopo alcuni episodi di aggressione ai danni degli operatori sanitari, che si sono ripetuti con frequenza nell’ultimo periodo.

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La richiesta di rivedere la circolare del 2019

Secondo i firmatari, la circolare emanata nel 2019 rappresenta una fonte di incertezza operativa perché definisce come "assolutamente eccezionale" l'intervento della forza pubblica nei reparti di psichiatria e individua nel Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) lo strumento di riferimento per la gestione di queste situazioni.

Per le società scientifiche e le associazioni promotrici, questa impostazione rischia di generare esitazioni proprio nelle situazioni in cui è necessario intervenire rapidamente per tutelare operatori e pazienti.

"Il Tso non serve a fermare un'aggressione"

"La qualificazione del Tso come strumento per bloccare un'aggressione fisica in atto rappresenta un errore concettuale e operativo", afferma il presidente della SIEP, Fabrizio Starace. "Significa confondere la prevenzione con l'emergenza. Questa formula ambigua induce gli agenti a ritardare l'intervento per il timore di commettere un abuso".

Secondo la SIEP, il Trattamento sanitario obbligatorio risponde a presupposti clinici e giuridici specifici e non può essere considerato lo strumento attraverso cui gestire un episodio di violenza già in corso.

Il caso dell'Ospedale Martini

La richiesta prende spunto anche da quanto accaduto a giugno presso il Servizio psichiatrico dell'Ospedale Martini dell'Asl Città di Torino. Secondo le denunce sindacali richiamate nella lettera, le forze dell'ordine avrebbero inizialmente limitato o ritardato l'accesso al reparto proprio a causa delle incertezze interpretative della circolare ministeriale.

Per i promotori dell'iniziativa, è quindi necessario chiarire quando e con quali modalità debba intervenire la forza pubblica, evitando che dubbi interpretativi possano ritardare la gestione delle situazioni di maggiore rischio.

"Non lasciare soli gli operatori"

Anche l'Associazione Luca Coscioni ritiene necessario modificare l'attuale impostazione. "Così si lasciano gli operatori sanitari soli ad affrontare le emergenze che impongono loro una difesa e li si invita di fatto a utilizzare il Tso e gli strumenti di contenzione, normalizzando una logica che rappresenta una criticità denunciata dalle corti internazionali e nazionali", dichiarano Filomena Gallo, Marco Cappato e Claudia Moretti.

La richiesta rivolta al Ministero dell'Interno è quindi quella di aggiornare la circolare del 2019 per distinguere in modo più netto gli interventi di natura sanitaria da quelli necessari a garantire la sicurezza durante le emergenze nei reparti di psichiatria.

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