Epatite C, in Italia troppi infetti 'inconsapevoli'

Infettivologia | Redazione DottNet | 12/02/2020 19:30

Diminuisce il numero delle persone trattate. In 300 mila non sanno di avere la malattia

L'Italia raggiunge buoni risultati per l'eliminazione dell'epatite C ma fa un passo indietro.  Diminuisce, infatti, il numero delle persone trattate perché non emergono gli infetti 'inconsapevoli', che non sanno di esserne malati. E' questo quanto emerge nel corso della presentazione del progetto Ccuriamo organizzato a Roma nella sede del Senato. In Italia sono stati trattati più di 200 mila persone: un numero che rende possibile ancora il raggiungimento dell'obiettivo fissato dall'Organizzazione mondiale della sanità, per il 2030, di eliminazione dell'infezione da epatite C.

Ma una recente stima dell'Osservatorio Polaris del Centre for Disease Analysis Foundation di Lafayette ha declassato l'Italia da "on track" al livello "working towards", facendo fare al Paese un passo indietro. "Ciò significa che è stato fatto molto, ma resta anche una grande mole di lavoro da svolgere - sottolinea Salvatore Petta, segretario dell'Aisf, l'Associazione italiana per lo studio del fegato - Come emerge anche dai dati Aifa, vi è stato un importante decremento dei pazienti avviati al trattamento. Ciò è avvenuto poiché abbiamo esaurito le sacche di pazienti disponibili nei nostri centri, quindi servono delle strategie produttive di ricerca del 'sommerso', cioè rintracciare le persone infette che non sanno di avere le infezioni, sia per curare loro stessi che per impedire nuovi contagi". Per Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, "per far emergere il sommerso sono necessarie nuove strategie" che "devono rendere più semplice l'accesso agli screening e ai trattamenti negli ospedali, permettere la somministrazione della terapia con modalità semplificate, ma soprattutto andare sul territorio per raggiungere quei pazienti più fragili che hanno difficoltà a rivolgersi alle strutture ospedaliere".

L'Italia, con una stima di circa l'1% della popolazione, è considerato uno dei Paesi con la più alta percentuale di infettati di epatite C in Europa. Se il numero dei pazienti da trattare resta alto, sulla media dei trattamenti di questi ultimi 4 anni, il bacino dei malati con un'infezione diagnosticata e quindi trattata terminerebbe entro il 2023. A rimanere fuori sarebbe una grande percentuale di pazienti infetti che non sanno di essere contagiati e che oggi si stima siano tra i 200 mila e i 300 mila. 

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