
Uno studio brasiliano analizza gli effetti sull'apparato digerente
Bere caffè può ridurre il rischio di cancro nell'apparato digerente e al fegato. A dirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Food Research International e realizzata dall'Università Statale di San Paolo del Brasile e dell'Università di Granada. In questo studio, dunque, sono stati evidenziati i fattori positivi contenuti in una tazzina di caffè e associati alle forme di cancro che toccano, oltre che il fegato, anche il cavo orale, e i tratti dell'esofago, dello stomaco e il colon-retto. Secondo quanto emerso nel lavoro che ha coinvolto gli studiosi brasiliani e spagnoli, nel caffè (e, dunque, nell'estratto che si può bere in diverse varianti, come quella dell'espresso), ci sono alcune molecole (come gli alcaloidi della caffeina e della trigonellina, l'estere polifenolico, l'acido clorogenico) che sono tra i più importanti composti bioattivi che hanno dimostrato di modulare alcuni comuni bersagli molecolari direttamente coinvolti nelle caratteristiche chiave di sviluppo del cancro.
fonte; Food Research International
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
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