Per la prima volta calano i malati. E' scontro sulle riaperture: i casi zero

Reumatologia | Redazione DottNet | 20/04/2020 21:09

La Lombardia e le Marche saranno le ultime a registrare zero contagi. Il calendario. Passaggio graduale alla fase 2

Ci sono voluti due mesi esatti di emergenza e 40 giorni di lockdown: per la prima volta cala il numero dei malati di coronavirus in Italia. Una diminuzione minima nei fatti, solo 20 positivi in meno rispetto a domenica, ma consistente dal punto di vista simbolico anche perché si aggiunge ad una serie di segnali incoraggianti registrati anche oggi: il totale dei ricoverati nelle terapie intensive che è il più basso da un mese (oggi sono 2.573, 62 in meno di ieri), il calo dei malati in 12 Regioni - ma non in Lombardia dove la provincia di Milano è sempre quella col più alto tasso di contagi in Regione e si registrano ancora 163 morti, e in Piemonte -, Umbria, Basilicata, Calabria e Sardegna senza vittime. Tutti numeri e indicazioni che, però, non consentono di sciogliere il nodo sul quale da giorni si sta consumando il confronto sempre più acceso tra governo e regioni sulle modalità della riapertura in vista del 4 maggio. Con l'esecutivo sempre più orientato per un avvio differenziato della Fase 2 e i governatori del Nord in pressing affinché ci sia un'unica data per tutto il paese.

Come si ripartirà, dunque? Un dato da cui iniziare c'è e sono le analisi degli esperti che, ormai da giorni, ripetono come se è vero che il dato complessivo italiano conferma la discesa dei contagi, è altrettanto chiaro a tutti che il virus continua a muoversi in maniera non uniforme, con alcuni territori che fanno molto più fatica di altri ad uscire dall'emergenza. L'ultima è quella dell'Osservatorio nazionale sulla Salute nelle regioni italiane coordinato da Walter Ricciardi, il consulente dell'Oms e del ministro della Salute Roberto Speranza che è anche uno dei principali sostenitori della riapertura 'differenziata'. Lo studio sottolinea che proprio la Lombardia, assieme alle Marche, sarà l'ultima regione ad avere zero nuovi casi, non prima del 28 giugno. Il Piemonte e il Veneto ci arriveranno il 21 maggio mentre molte altre regioni del Centrosud tra la fine d'aprile e l'inizio di maggio. Le conclusioni le tira il direttore scientifico Alessandro Solipaca.

"Il passaggio alla Fase 2 dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione". Un concetto ribadito dal membro del Comitato tecnico scientifico Luca Richeldi: "Prevedo un network di misure sul territorio nazionale - dice - ma non posso escludere misure specifiche a livello regionale". Che è proprio il tema su cui da giorni montano le frizioni tra governo e regioni. E tra gli stessi governatori. Perché se un'intesa sembra esserci sulla necessità di avere linee guida nazionali che devono poi esser adattate su ciascun territorio, lo scontro è sulle date delle riaperture. Con il presidente della Lombardia Attilio Fontana che definisce "quasi impossibile" gli zero contagi e ribadisce la sua contrarierà a qualsiasi regionalizzazione: "o siamo in grado di contenere il contagio, allora si apre tutti, o se non siamo in grado non c'è chi 'è più o chi è meno'. Perché se il contagio riprende anche da chi è meno è un rischio per tutti".

Con la sindaca di Torino Chiara Appendino che gli fa da sponda chiedendo "che il Piemonte e la mia città possano ripartire insieme alle altre regioni". E con Luca Zaia che nel chiarire la volontà del Veneto di attendere le indicazioni degli scienziati e di non voler mettere a repentaglio la vita dei cittadini, ripete quel che dice da giorni: "noi siamo pronti". Strategie diverse di pressing sul governo, così come quelle dei governatori del Sud, pronte a muoversi autonomamente - "l'Abruzzo non aspetterà il 4 maggio con le braccia conserte", dice il governatore Marco Marsilio - e a bloccare gli arrivi dal Nord come ha fatto sapere ampiamente il presidente della Campania, De Luca. Per decidere, il premier Giuseppe Conte attende per mercoledì la relazione del coordinatore della task force Vittorio Colao - che dovrebbe contenere una serie di indicazioni concrete su lavoro, trasporti, mobilità - ma intanto ha riunito i capi delegazione della maggioranza. L'idea che si fa strada è quella di aperture 'mirate' e scaglionate, cercando però di non arrivare ad uno scontro frontale con i governatori, a partire da Fontana, facendo leva sulle indicazioni scientifiche. E non è un caso, allora, che il capo delegazione M5s, Alfonso Bonafede, al termine della riunione ribadisca la necessità che la ripartenza garantisca la "piena sicurezza per tutti i cittadini" e sottolinei la necessità per tutte le istituzioni nazionali e locali di essere "unite e coordinate nell'applicare e declinare le misure nei singoli territori".

Il calendario

Prime Basilicata e Umbria, a fine aprile, ultime Lombardia e Marche, a fine giugno. Nel mezzo, le altre Regioni. A mappare le date entro le quali sarà possibile attendersi zero nuovi contagi da coronavirus, è l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all'Università Cattolica. L'Osservatorio ha effettuato un'analisi, regione per regione, con l'obiettivo di individuare la data a partire dalla quale è verosimile attendersi l'azzeramento dei nuovi contagi, e si basa sui dati della Protezione Civile aggiornati al 17 aprile. Ad esempio, per vedere un azzeramento dei casi, nel Lazio dovremmo aspettare almeno il 12 maggio. Nelle regioni del Sud, invece, dovrebbe iniziare tra fine aprile e inizio di maggio. I modelli statistici tengono conto dei provvedimenti introdotti dal Governo. Pertanto "eventuali misure di allentamento del lockdown renderebbero le proiezioni non più verosimili", sottolinea il direttore scientifico dell'Osservatorio, Alessandro Solipaca.

PIEMONTE: con 19.803 positivi e 2.171 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 21 maggio.

VALLE D'AOSTA: con 993 positivi e 123 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 13 maggio.

LOMBARDIA: con 64.135 positivi e 11.851 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 28 giugno.

BOLZANO: con 2.296 positivi e 234 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 26 maggio.

TRENTO: con 3.376 positivi e 342 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 16 maggio.

VENETO: con 15.374 positivi e 1.026 decessi, registrerà 'casi zero' non prima del 21 maggio.

FRIULI VENEZIA GIULIA: con 2.675 positivi e 220 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 19 maggio.

LIGURIA: con 6.188 positivi e 866 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 14 maggio.

EMILIA ROMAGNA: con 21.834 positivi e 2.903 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 29 maggio.

TOSCANA: con 8.110 positivi e 602 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 30 maggio.

UMBRIA: con 1.337 positivi e 57 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 21 aprile.

MARCHE: con 5.668 positivi e 785 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 27 giugno.

LAZIO: con 5.524 positivi e 332 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 12 maggio.

ABRUZZO: con 2.443 positivi e 246 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 7 maggio.

MOLISE: con 269 positivi e 16 decessi, avrà 'casi zero' non prima 26 aprile.

CAMPANIA: con 3.951 positivi e 293 decessi, avrà 'casi zero' non prima 9 maggio.

PUGLIA: con 3.327 positivi e 307 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 7 maggio.

BASILICATA: con 337 positivi e 22 decessi, avrà 'casi zero' non prima 21 aprile.

CALABRIA: con 991 positivi e 73 decessi, avrà 'casi zero' non prima del primo maggio.

SICILIA: con 2.625 positivi e 190 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 30 aprile.

SARDEGNA: con 1.178 positivi e 86 decessi, avrà 'casi zero' non prima del 29 aprile.

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