
Hanno pesato le scelte organizzative dei centri vaccinali durante la pandemia e le chiusure in alcune regioni
Un genitore su tre ha rinviato le vaccinazioni dei figli a causa dell'emergenza sanitaria . A incidere non è stata solo la paura del contagio, ma anche le scelte organizzative dei centri vaccinali durante la pandemia e le chiusure in alcune regioni. Il mancato appuntamento ha riguardato soprattutto i bambini nella fascia da zero a due anni, che non hanno così avuto accesso a quelle obbligatorie, come l'esavalente, nè alle vaccinazioni raccomandaei come il meningococco B e pneumococco. I dati emergono da un sondaggio condotto dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) su un campione di circa 1.
Tra chi non ha fatto fare le vaccinazioni ai bambini, il 40% è nel Sud, contro il 34% nel Nord e il 26% nel Centro. Anche la scarsa informazione riguardo la sicurezza del percorso vaccinale sembra aver giocato un ruolo nella scelta di rinviare le sedute: ben il 46% degli intervistati ha dichiarato di non avere ricevuto le nuove raccomandazioni sui percorsi vaccinali in sicurezza. "Non bisogna dimenticare il valore delle vaccinazioni a tutela della salute pubblica", ha spiegato Rocco Russo, responsabile del tavolo tecnico vaccinazioni della Sip, "Il calo delle coperture vaccinali del ciclo primario, oltre a creare sacche di soggetti suscettibili di malattie prevenibili (con conseguente aumentato rischio di morbilità e mortalità), rischia di creare un effetto imbuto che può allungare ulteriormente i tempi di recupero delle stesse sedute vaccinali, con conseguente maggiore esposizione a rischi di possibili contagi. È importante non abbassare la guardia". Alberto Villani (nella foto), presidente Sip, ha avvertito: "Si deve recuperare il patrimonio culturale e professionale dei Dipartimenti di Prevenzione, disperso negli anni, e tornare ad avere Centri vaccinali in ambienti curati e specificamente concepiti, con adeguate risorse umane e professionali e in grado di operare in sicurezza in ogni situazione epidemiologica. Le vaccinazioni sono un cardine fondamentale del Servizio sanitario nazionale e meritano la massima attenzione".
Allarme su adolescenti e gravidanza: richiami non completati e immunizzazione materna ancora poco diffusa. In Europa tornano a crescere pertosse e morbillo
Secondo Vaccines Europe il 41% dei vaccini in pipeline è destinato a malattie senza protezione. Farmindustria richiama il ruolo della prevenzione come investimento per il SSN
Ocse: il Long Covid continuerà a pesare su sanità ed economia fino al 2035. Effetti su produttività, lavoro e domanda assistenziale.
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
La bozza Schillaci introduce due modelli per i medici di famiglia: convenzionati e dipendenti. Obiettivo: far funzionare la sanità territoriale senza superare del tutto l’impianto attuale. I sindacati: “Restano tutte le criticità”
Dal Dfp 2026 nessuna inversione di tendenza: spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pil e previsioni riviste al ribasso. Cartabellotta: “Lo squilibrio ricadrà su Regioni e cittadini”
La società scientifica dei medici di medicina generale chiede una visione complessiva del SSN. “Modelli ospedalieri applicati al territorio rischiano di essere un errore”
Dopo i chirurghi ospedalieri interviene anche l’Icors. Nel mirino le raccomandazioni Hta: “Rischio di sottostimare i benefici nel medio-lungo periodo”
Commenti