Un terzo dei pazienti guariti da Covid ha danni ai polmoni

Pneumologia | Redazione DottNet | 02/07/2020 18:21

Richeldi, ne soffre chi è stato intubato o ventilato

"Stiamo constatando che circa un terzo di coloro che hanno avuto la polmonite da Covid-19 ha ancora un danno funzionale, cioè hanno un polmone che non si è ripreso completamente. Se questo danno sia definitivo, permanente, progressivo ovvero se si risolva da solo o con le terapie non lo sappiamo ancora". Lo ha detto in un'intervista a Famiglia cristiana Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia e componente del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile per la gestione dell'emergenza. Richeldi ha spiegato che "dai segnali che vengono dalla Cina e dagli studi su virus simili, si pensa che alcuni danni potrebbero permanere". E invita i guariti a sottoporsi a regolari controlli dopo le dimissioni, in molti infatti continuano ad accusare disturbi fin qui difficilmente spiegabili. "È un virus nuovo. Per questo anche dare informazioni ai nostri pazienti è più difficile, perché non le abbiamo - ha aggiunto - si tratta delle cosiddette cicatrici. Parliamo di una forma di fibrosi polmonare che sembra possa essere particolarmente sviluppata nei pazienti che sono stati in terapia intensiva o che sono stati intubati o ventilati. Il polmone è, sostanzialmente, la porta di ingresso del virus ed è il primo organo che viene danneggiato" Lo penumologo, riferendosi ai disturbi lamentati dai pazienti guariti, ha affermato che bisogna "verificare che cosa è successo, oltre che a livello polmonare, anche sul sistema nervoso centrale, sul cuore, i reni".  Famiglia cristiana racconta anche la storia di Morena Colombi, che soffre di malesseri prima sconosciuti: "All'inizio ci chiamavano untori. Ora passiamo per depressi e ipocondriaci. E' brutto da dire, ma è la verità, stavamo meglio quando avevamo il virus". 

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