Morte assistita: le richieste vanno fatte all'Asl

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 28/07/2020 18:29

Gallo: "Ora il diritto alla morte dignitosa, nelle condizioni previste dovrà essere garantito dalle Asl, ovvero dalla sanità pubblica"

Un "precedente fondamentale" ed una svolta per tanti malati. Rappresenta questo la sentenza con cui la Corte di Assise di Massa ha ieri assolto Marco Cappato e Mina Welby dall'accusa di aiuto al suicidio per la morte di Davide Trentini, il 53enne malato di Sla deceduto nel 2017 in una clinica svizzera. A spiegare la valenza del pronunciamento è l'avvocato Filomena Gallo, dell'Associazione Coscioni: "Ora il diritto alla morte dignitosa, nelle condizioni previste - afferma all'ANSA - dovrà essere garantito dalle Asl, ovvero dalla sanità pubblica".   Una sentenza attesa e che apre dunque la strada ad un "possibile riconoscimento di un diritto fondamentale".

Da oggi in poi infatti, chiarisce Gallo, "un paziente terminale che voglia chiedere il suicidio assistito in Italia, potrà farlo anche se non dipende da macchinari per la propria sopravvivenza bensì da terapie farmacologiche, Il malato potrà cioè richiamarsi a questa sentenza per vedere riconosciuto il proprio diritto alla morte dignitosa attraverso il suicidio assistito".    Il soggetto, sottolinea, "può fare tale richiesta alla Asl e se l'azienda sanitaria pubblica dovesse opporre ostacoli, il cittadino può appunto avvalersi della sentenza di Massa, che fa giurisprudenza, oltre che della precedente pronuncia della Consulta. Le asl sono in altre parole tenute a rispondere alle richieste dei cittadini".

La sentenza di Massa, infatti, assolvendo gli imputati, stabilisce che l'aiuto al suicidio "non è più reato se fornito a persone che hanno una malattia irreversibile che produce sofferenze, che sono capaci di autodeterminarsi e che sono dipendenti da trattamenti di sostegno vitale", chiarendo che "il sostegno vitale non è solo la dipendenza da macchinari ma anche la dipendenza da farmaci da assistenza specifica". Insomma, è "una sentenza che scrive diritto, affermando i punti fermi che la Corte costituzionale ha fissato nel 2019". Resta però l'attuale vuoto legislativo in materia. Per questo, rileva Gallo, "oggi il Parlamento ha un ruolo importante: fare in modo che gli italiani possano essere liberi nelle loro scelte, con una legge che legalizzi tutte le scelte di fine vita".

Un punto sottolineato anche da Cappato: "Il cittadino può oggi richiedere il suicidio assistito alla Asl e questo è importante, e la sentenza di ieri rappresenta un precedente fondamentale per chiarire che non solo chi è attaccato a una macchina ha diritto di essere aiutato a morire, ma in assenza di una legge non c'è tuttavia certezza dei tempi ed è forte il rischio di finire comunque alla via giudiziaria".    Ecco perchè "serve una legge che stabilisca in modo preciso il dovere dello Stato di rispettare ed aiutare l'esercizio della libertà di scelta da parte dei malati". Purtroppo, "nonostante due sollecitazioni da parte della Corte costituzionale, nessun Gruppo parlamentare finora ha mai voluto che fosse messa in discussione la legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato 7 anni fa. - rileva -. Evidentemente, tutti i principali partiti sono uniti dalla paura o dall'incapacità ad affrontare il tema". Per questo, conclude Cappato, "proseguiamo l'azione di disobbedienza civile, fornendo informazioni e aiuto materiale alla morte volontaria medicalmente assistita per quelle persone, affette da patologia irreversibile e sofferenza insopportabile, che non riescono a superare ostacoli e proibizioni". 

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