Via libera a blinatumomab contro la Leucemia linfoblastica

Oncologia | Redazione DottNet | 25/09/2020 16:30

E' la prima immunoterapia contro la Leucemia linfoblastica acuta. Ad evidenziarne l'efficacia è il recente studio BLAST

E' la prima immunoterapia contro la Leucemia linfoblastica acuta (Lla) - tumore aggressivo del sangue che colpisce gli adulti ma soprattutto i bambini, con 400 casi l'anno in Italia - in grado di aggredire il 'residuo minimo di malattia', ovvero le cellule tumorali 'sopravvissute' e invisibili agli esami standard dopo che la malattia è andata in remissione, diminuendo così il rischio di ricadute e dando nuove speranza ai pazienti pediatrici che vanno incontro a recidive.  Il nuovo trattamento (blinatumomab), già in uso contro la Lla negli adulti, ha appena ottenuto il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco per l'estensione d'uso sia sugli adulti con malattia residua da Lla sia sui bambini quando la malattia si ripresenta o non regredisce dopo 2 precedenti linee di trattamento o dopo essere stati sottoposti a trapianto di cellule staminali.

E' stato presentato a Venezia, nell'incontro 'Un 'ponte' verso il futuro dell'oncoematologia', dal direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma Franco Locatelli e dal direttore dell'Unità di Ematologia dell'Aulss Serenissima Renato Bassan. Proprio l'attacco alla malattia residua, spiegano gli esperti, è la premessa per arrivare in futuro all'eradicazione della Lla. Infatti, in circa il 30% dei pazienti adulti con Lla da precursori delle cellule B anche dopo la remissione della patologia (che non dà più segni evidenti) permane un residuo di malattia, ovvero un piccolo numero di cellule leucemiche rilevabili solo con tecniche di citofluorimetria o di biologia molecolare e potenzialmente in grado di dar vita a una ripresa o recidiva di malattia. Per questi pazienti la sopravvivenza mediana è di circa 2 anni. E' a questo punto che entra in azione la nuova immunoterapia, il cui meccanismo d'azione è basato sull'innovativa tecnologia BiTE che consente alla molecola immunoterapica, un anticorpo a 'doppio bersaglio', di legarsi contemporaneamente proprio a due bersagli, costruendo un "ponte" che connette le cellule T, gli agenti più potenti del sistema immunitario, alle cellule tumorali bersaglio. Grazie a questo "ponte", le cellule T possono agire a distanza ravvicinata sulle cellule tumorali, riconoscendole e rilasciando molecole che ne provocano la morte.

Ad evidenziarne l'efficacia è il recente studio BLAST, in cui oltre la metà dei pazienti che avevano ottenuto una negativizzazione della malattia residua dopo il primo ciclo di trattamento con blinatumomab era ancora in vita a 5 anni.   Inoltre, il 91% dei pazienti pediatrici rispondenti al trattamento raggiunge uno status di negatività alla malattia residua, e questo permette di procedere tempestivamente al trapianto con più possibilità di successo. Lo studio effettuato sui bambini (studio 215), spiega Locatelli, è stato addirittura sospeso prematuramente per la manifesta superiorità dei risultati del nuovo trattamento rispetto alla sola chemioterapia. Nei bambini refrattari alle cure convenzionali, sottolinea, "le chance di recupero erano fino ad oggi marcatamente basse. Da adesso, abbiamo a disposizione un'arma in più e blinatumomab rappresenta uno dei maggiori esempi di successo dell'immunoterapia, una forma innovativa di trattamento che sta rivoluzionando l'oncologia pediatrica dando nuove speranze alle famiglie".

Quanto all'eradicazione definitiva della malattia, "questo dovrà essere confermato da studi su numeri più ampi di pazienti e monitoraggi molto lunghi nel tempo; tuttavia - rileva Bassan - i dati attuali sono abbastanza consistenti, perché disponiamo di un monitoraggio di alcuni anni, e vanno in questa direzione. Vi sono numerosi soggetti che sono confermati essere senza malattia residua e senza recidiva dopo 4-5 anni". Gli anticorpi BiTE sono attualmente allo studio anche per diversi altri tumori, come il mieloma multiplo, il tumore alla prostata, il glioblastoma e il carcinoma polmonare a piccole cellule. 

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