Manovra: assunti 30mila medici. Pronti 4 miliardi

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/10/2020 19:02

Anaao, segnali importanti ma mancano 6.000 medici. Gimbe, preoccupa la curva: il virus è in vantaggio

Per la sanita' arrivano circa 4 miliardi di euro con la manovra, una misura che fa dire al ministro della Salute Roberto Speranza che e' finita la stagione dei tagli. Si traducono in particolare nel sostegno del personale medico e infermieristico, e la conferma anche per l'anno 2021 di 30.000 di medici e infermieri assunti a tempo determinato per il periodo emergenziale. Ma l'intervento, seppur accolto con soddisfazione dalla categoria medica, lascia, secondo le loro valutazioni, alcune questioni ancora aperte.   "Sbloccare subito il concorso, avviando la formazione di nuovi specialisti; utilizzare nei reparti di anestesia - rianimazione tutti gli anestesisti presenti nel Servizio Sanitario Nazionale.  E, se non basta, allargare la possibilità per gli specializzandi di essere impiegati già dal terzo anno di corso, anziché, come avviene ora, dal quarto", e' il pacchetto di misure straordinarie proposto dal Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, per far fronte alla carenza di anestesisti-rianimatori che potrebbe mandare in sofferenza i reparti durante la seconda ondata dell'epidemia di Covid-19.

"Quest'anno sono 1649 i posti per le scuole di specializzazione in anestesia-rianimazione, erano 962 nel 2019 - spiega Anelli all'Ansa -. Sono più di 600 gli specializzandi del terzo anno: erano infatti, nel 2017, 653 i posti in specialità. 600 colleghi che potrebbero essere utilmente impiegati nei reparti, ovviamente sotto la supervisione di specialisti 'tutor'".   La manovra economica e' un primo segnale positivo che va nella direzione di destinare maggiori risorse alla sanità pubblica e, in particolar modo, al personale del Ssn, ma mancano ancora 6000 fra medici e dirigenti, commenta il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo. "Apprezzabile la destinazione al personale di circa il 60% della spesa, come incrementi retributivi che di procedure per le assunzioni.  L'intervento sulle assunzioni non può, però, limitarsi ad una semplice proroga dei contratti di varia tipologia attivati a marzo, peraltro insufficienti per quanto riguarda i medici.  Occorre avviare procedure semplificate per nuove assunzioni contrattualizzate, sia pure a tempo determinato, attingendo, in mancanza di specialisti, al bacino dei medici specializzandi degli ultimi due anni. Non possiamo perdere questa occasione per rinforzare la trincea negli ospedali", conclude Palermo. "Sicurante gli stanziamento sono un segnale positivi ma se si continua stanziare fondi senza fare distinzioni per il personale e per la spesa farmaceutica le aziende continuano a fare quello che vogliono", spiega Alessandro Vergallo, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac).

"Le assunzioni sono a tempo determinato e lo capiamo perche' la tempistica e' piu' rapida, ma ormai sono passati 9 mesi dall'inizio della crisi e i contratti a tempo indeterminato non sono stati stabilizzati. E' importate per migliorare la qualita' del servizio, per l'organizzazione del lavoro e la formazione dei medici". Anche per la presidente della Società Italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), Flavia Petrini, la seconda ondata comportera' ora dei problemi nelle regioni meno attrezzate. "In passato non abbiamo mai fatto proclami di vittoria anche se ci siamo espressi con orgoglio sulla capacita' di reazione del sistema sanitario nazionale. Ma c'e' una doppia velocita' per applicazione dei dpcm e per l'analisi dei bisogni. Molte regioni che uscivano dal piano di rientro avevano gia' difficilta' di personale". E un altro problema, spiega, e' quello dell'informatizzazione dei sistemi: non si conosce neppure esattamente quanti siamo gli anestesisti rianimatori in Italia e le cartelle cliniche non sono informatizzate e confrontabili.

Intanto i dati quotidiani sui contagi del Covid continuano a crescere, sfiorando quota 11mila casi in un giorno, ma per gli esperti non sono significativi, quello che preoccupa e' la velocita' con cui il virus si muove e la crescita della curva, in sostanza quanto e' ripida. "Il virus e' in vantaggio" e "sta crescendo troppo velocemente" spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che sottolinea come non possa esistere la logica del numero-soglia di casi quotidiani da non superare. Quello che conta in sostanza e' l'andamento complessivo e l'analisi delle situazioni locali.  "Certo, esiste una soglia psicologica" spiega, una percezione quindi che cambia i comportamenti personali e le scelte politiche.   "I dati pero' arrivano sempre in ritardo e le situazioni regionali sono diverse. Il dato nazionale va poi sempre spacchettato in tutte le realta' regionali" precisa.  E anche le misure dovrebbero essere commisurate a questi valori locali.

"Siamo in ritardo e il virus e' in vantaggio". E gli effetti delle eventuali misure restrittive, ricorda, si potranno vedere sono dopo almeno due settimane, con un'onda lunga che si e' vista anche in primavera.  È fondamentale comunque, avverte, interpretare la "densità" del contagio utilizzando il numero dei casi attualmente positivi, parametrati alla popolazione residente e non guardando ai numeri assoluti, "perché altrimenti sono sempre le regioni più popolate ad influenzare la politica e l'opinione pubblica sull'andamento dell'epidemia, sottovalutando, o addirittura ignorando quelle piccole dove il numero di contagi è apparentemente esiguo.  L'indicatore più affidabile per misurare la densità del contagio e' il rapporto positivi/casi testati".  Attenzione pero', aggiunge, "non il rapporto positivi/tamponi totali che includendo quelli di controllo (circa il 40%) e che sottostima di molto la circolazione del virus".

Secondo questo rapporto, con i dati del 16 ottobre, le prime tre regioni con un valore piu' alto sono la Valle d'Aosta (22.8), seguita dalla Liguria (18.8) e dal Piemonte. Calabria (2.7), Basilicata (2.8) e Lazio (4.2) sono invece quelle con densita' minore. Il numero assoluto dei casi vede invece in testa la Lombardia (19.128), la Campania (14.354) e il Lazio (12.317). Ora l'obiettivo, suggerisce il microbiologo Andrea Crisanti, e' quello di mettere in moto un "reset". Il sistema di contenimento dell'epidemia "si sta sbriciolando sotto il peso dei numeri ed è finito fuori controllo", ha detto Crisanti, su 'Il Corriere della sera', avvertendo che con questi numeri di contagi giornalieri non e' più possibile fare un tracciamento, ed avverte: "presto arriveremo a 15mila contagi al giorno".

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